DECRETO LEGGE n. 78 del 31/5/2010
convertito nella LEGGE n. 122 del 30/7/2010

5 agosto 2010

Anche la Camera ha approvato col voto di fiducia al governo il pacchetto blindato della manovra Tremonti.
Il decreto legge  n. 78 del 31/5/2010 è stato convertito con modificazioni nelle legge 122 del 30/7/2010 che è stata pubblicata nella G.U. n. 176 del 30/7/2010, supplemento ordinario n. 174 e pertanto è entrata in vigore a partire dal 31/7/2010.

Slides con la panoramica sugli artt. 9 e 12 della manovra di Tremonti (provvedimenti riguardanti le pensioni e le retribuzioni)


GIU' LA MASCHERA!

Vi abbiamo rilevato delle novità rispetto al decreto del 31 maggio che la dicono lunga sulla demenziale persecuzione praticata da questa manovra nei confronti del pubblico impiego.
Non è una novità quanto indicato dal comma 12-sexies dell'art. 12: le donne del pubblico impiego dal 1/1/2012 matureranno la pensione di vecchiaia a 65 anni (aumentabili periodicamente con le revisioni triennali in funzione delle mutate prospettive i vita): è stato sbandierato ai quattro venti e tutti abbiamo visto la faccia sconsolata del ministro Sacconi che si è precipitato a Bruxelles per perorare la causa delle lavoratrici e dopo poche ore era di ritorno col doloroso annuncio: non ci sono spazi per una trattativa!
Mantengono il diritto acquisito le donne che maturano i 61 anni entro il 31/12/2011. Semplificando diciamo che nei prossimi anni potranno accedere alla pensione di vecchiaia le nate entro il 31/12/1950.

Le carognate, di cui finora nessuno parla, sono contenute nei commi dal 12-septies al 12-undecies dell'art. 12 che sono stati inseriti per impedire di fatto al pubblico impiego di trasferire la posizione assicurativa dall'INPDAP all'INPS nei casi in cui ciò si rivela più favorevole per conseguire il pensionamento.
Finora le donne del pubblico impiego potevano superare la norma discriminatoria dei 65 anni trasferendo la posizione assicurativa all'INPS e accontentandosi di una pensione di poco inferiore (generalmente per una pensione di 1.500 euro mensili una perdita di circa 50 euro al mese).
Il passaggio dall'INPDAP all'INPS era possibile:
a) per chi aveva anche una posizione all'INPS di almeno una settimana, applicando l'art. 1 della legge 29/79 (ricongiunzione non onerosa)
b) per chi non aveva alcuna posizione all'INPS applicando la legge 322/58  (trasferimento della posizione non oneroso)

Con i commi introdotti (e questa volta l'Europa non c'entra!) ciò è stato reso:
- non più conveniente nel caso a) in quanto l'art. 1 della legge 29 diventa oneroso dal 1/7/2010
- impossibile nel caso b) con l'abrogazione della legge 322/58 a partire dal'entrata in vigore della legge dopo l'approvazione della Camera.

Ma i guai non sono finiti qui.
Questi provvedimenti hanno altre pesanti conseguenze discriminatorie, una su tutte: con l'abrogazione della legge 322/58, i pubblici dipendenti non possono lasciare il servizio prima di aver maturato i requisiti per la pensione e aspettare la pensione di vecchiaia, come possono fare tranquillamente nel settore privato,
ma sono obbligati in questo caso a versare la contribuzione volontaria, che è piuttosto onerosa, fino alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia.
Infatti l'INPDAP non corrisponde la pensione di vecchiaia differita a chi lascia il servizio prima di aver maturato i requisiti.
Se non sarà modificata questa situazione, si va incontro ad una grave e intollerabile penalizzazione.

Non potranno neppure, come fatto finora, andare in pensione con l'INPS per evitare il pagamento di una ricongiunzione all'INPDAP troppo onerosa.

Non si potranno più risolvere in modo favorevole tantissime situazioni che finora si potevano risolvere senza esborsi a volte di 20-30 mila euro e oltre.

Aggiungiamo che l'onerosità della legge 29 è stata retrodatata al 1/7/2010, prima dell'entrata in vigore della legge, per impedire la presentazione di domande in extremis.

Personale della scuola: cosa succederà adesso a quanti si sono dimessi dal servizio a gennaio convinti che al 1° settembre avrebbero fatto le loro scelte in base a norme che nel frattempo sono state modificate o abrogate?

A questo punto i responsabili di queste scelte evitino almeno di fare la faccia sconsolata e di prendersela con l'Europa.
L'atteggiamento persecutorio nei confronti del pubblico impiego, iniziato con le dichiarazioni estemporanee di Brunetta, prosegue con perfidia a cannonate.

 Vai al confronto dell'art. 12 del decreto legge con quello convertito in legge

 Altre novità introdotte in materia pensionistica
 Nota divulgativa INPDAP n. 10560 del 3/8/2010
  Circolare INPDAP n. 17 del 8/10/2010 - Effetti dell'art. 12 sulla buonuscita
  Circolare INPDAP n. 18 del 8/10/2010 - Effetti dell'art. 12 sulla pensione
 Novità in materie retributiva
 Rassegna stampa

 

IN SINTESI: 

NOVITA' PENSIONISTICHE PER IL PERSONALE DELLA SCUOLA

1) Le donne del pubblico impiego dal 1/1/2012 maturano la pensione di vecchiaia a 65 anni come gli uomini.
Quante entro il 31/12/2011 maturano i requisiti previsti per il 2011 (61 anni e anzianità di almeno 20 anni, 15 per chi era in servizio al 31/12/92) mantengono il diritto acquisito e possono andare in pensione negli anni successivi.
Per semplificare possiamo affermare che il cambiamento non riguarda le donne nate entro il 1950, mentre le nate dal 1/1/51 in poi  devono compiere i 65 anni, se non maturano prima la pensione di anzianità con i 40 anni o le quote.
E' utile ricordare  che, se non si fa parte del personale della scuola, si deve aspettare 12 mesi dal compimento dei 65 anni perché soggette alla nuova norma delle finestre (12 mesi da quando si matura il diritto).

2) La ricongiunzione della posizione assicurativa dall'INPDAP all'INPS diventa onerosa per le domande presentate dal 1/7/2010. 
Inoltre l'onere di ricongiunzione, che prima era previsto solo dall'INPS all'INPDAP, viene notevolmente aumentato in quanto sono stati aggiornati i coefficienti di riserva matematica.

3) Il trasferimento della posizione dall'INPDAP all'INPS non è più possibile perché la legge 322/58 viene abrogata.

4) Non cambia nulla in materia di uscite, resta la vecchia normativa: uscita al 1 settembre se si maturano i requisiti entro il 31 dicembre dello stesso anno.

5) I requisiti di età previsti dall'attuale normativa dal 2015 saranno aumentati con cadenza triennale in funzione dei cambiamenti nelle prospettive di vita calcolati dall'ISTAT. Si prevede un aumento di tre mesi dal 1/1/2015 e un ricalcolo dal 1/1/2019, per poi proseguire con aggiornamenti triennali.

6) A partire dal 2011 la buonuscita sarà calcolata in due quote:
a) prima quota calcolata secondo il vecchio sistema sulla retribuzione alla cessazione per l'anzianità maturata al 31/12/2010
b) seconda quota calcolata come il TFR dal 1/1/2011 alla cessazione

7) La liquidazione sarà corrisposta in due rate se l'importo lordo supererà i 90 mila euro, in tre rate se supererà i  150 mila euro. Per il personale della scuola solo i dirigenti scolastici possono superare i 150 mila euro; mentre solo i docenti della secondaria superiore con 40 anni di servizio utile e stipendio di fascia 35 superano di poco i 90 mila euro.

NOVITA'  RETRIBUTIVE PER IL PERSONALE DELLA SCUOLA

Resta ferma il blocco triennale dei contratti del pubblico impiego, ma si  apre uno spiraglio per gli scatti di anzianità. La soluzione trovata è ambigua, ma le Organizzazioni Sindacali assicurano che gli scatti maturati saranno corrisposti.
La legge prevede che parte dei risparmi ottenuti dai tagli alla scuola saranno destinati a tale scopo, per cui si renderà indispensabile ogni anno, verificate le disponibilità, contrattare e attendere la norma attuativa. Se son rose, fioriranno!

 

 

TESTO  DELL'ART. 12 ORIGINARIO E DI QUELLO CONVERTITO IN LEGGE

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica

Art. 12

Decreto n.78 del 31 maggio

Come modificato con la conversione nella legge n. 122 del 30/7/2010

1. I soggetti che a decorrere dall'anno 2011 maturano il diritto all'accesso al pensionamento di vecchiaia a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per le lavoratrici del settore privato ovvero all'età di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 convertito con modificazioni con legge 3 agosto 2009, n. 102 e successive modificazioni e integrazioni per le lavoratrici del pubblico impiego, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico:

a) coloro per i quali sono liquidate le pensioni a carico delle forme di previdenza dei lavoratori dipendenti, trascorsi dodici mesi dalla

data di maturazione dei previsti requisiti;

b) coloro i quali conseguono il trattamento di pensione a carico

delle gestioni per gli artigiani, i commercianti e i coltivatori diretti nonché della gestione separata di cui all'articolo 1, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, trascorsi diciotto mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti;

c) per il personale del comparto scuola si applicano le disposizioni di cui al comma 9 dell'articolo 59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449

1. I soggetti che a decorrere dall'anno 2011 maturano il diritto all'accesso al pensionamento di vecchiaia a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per le lavoratrici del settore privato ovvero all'età di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 convertito con modificazioni con legge 3 agosto 2009, n. 102 e successive modificazioni e integrazioni per le lavoratrici del pubblico impiego, ovvero alle età previste dagli specifici ordinamenti negli altri casi, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico:

a) coloro per i quali sono liquidate le pensioni a carico delle forme di previdenza dei lavoratori dipendenti, trascorsi dodici mesi dalla

data di maturazione dei previsti requisiti;

b) coloro i quali conseguono il trattamento di pensione a carico

delle gestioni per gli artigiani, i commercianti e i coltivatori diretti nonché della gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, trascorsi diciotto mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti;

c) per il personale del comparto scuola si applicano le disposizioni di cui al comma 9 dell'articolo 59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449

2. Con riferimento ai soggetti che maturano i previsti requisiti a decorrere dal 1° gennaio 2011 per l'accesso al pensionamento ai sensi dell'articolo 1, comma 6 della legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni e integrazioni, con età inferiori a quelle indicate al comma 1:

a) coloro per i quali sono liquidate le pensioni a carico delle forme di previdenza dei lavoratori dipendenti, trascorsi dodici mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti;

b) coloro i quali conseguono il trattamento di pensione a carico delle gestioni per gli artigiani, i commercianti e i coltivatori diretti nonché della gestione separata di cui all'articolo 1, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, trascorsi diciotto mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti;

c) per il personale del comparto scuola si applicano le disposizioni   di cui al comma 9 dell'articolo 59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449

2. Con riferimento ai soggetti che maturano i previsti requisiti a decorrere dal 1° gennaio 2011 per l'accesso al pensionamento ai sensi dell'articolo 1, comma 6 della legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni e integrazioni, con età inferiori a quelle indicate al comma 1 conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico:

a) coloro per i quali sono liquidate le pensioni a carico delle forme di previdenza dei lavoratori dipendenti, trascorsi dodici mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti;

b) coloro i quali conseguono il trattamento di pensione a carico delle gestioni per gli artigiani, i commercianti e i coltivatori diretti nonché della gestione separata di cui di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, trascorsi diciotto mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti;

c) per il personale del comparto scuola si applicano le disposizioni   di cui al comma 9 dell'articolo 59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449,

3. L'articolo 5, comma 3, del d.lgs. 3 febbraio 2006, n. 42 e' sostituito dal seguente: "Ai trattamenti pensionistici derivanti dalla totalizzazione si applicano le medesime decorrenze previste per i trattamenti pensionistici dei lavoratori autonomi iscritti all'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti. In caso di pensione ai superstiti la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di decesso del dante causa. In caso di pensione di inabilità la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda di pensione in regime di totalizzazione"

3. L'articolo 5, comma 3, del d.lgs. 3 febbraio 2006, n. 42 e' sostituito dal seguente: "Ai trattamenti pensionistici derivanti dalla totalizzazione si applicano le medesime decorrenze previste per i trattamenti pensionistici dei lavoratori autonomi iscritti all'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti. In caso di pensione ai superstiti la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di decesso del dante causa. In caso di pensione di inabilità la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda di pensione in regime di totalizzazione”.

Le disposizioni di cui al presente comma si applicano con riferimento ai soggetti che maturano i requisiti di accesso al pensionamento, a seguito di totalizzazione, a decorrere dal 1º gennaio 2011.

 

4. Le disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi nei confronti dei:

a) lavoratori dipendenti che avevano in corso il periodo di preavviso alla data del 30 giugno 2010 e che maturano i requisiti di età anagrafica e di anzianità contributiva richiesti per il conseguimento del trattamento pensionistico entro la data di cessazione del rapporto di lavoro;

b) lavoratori per i quali viene meno il titolo abilitante allo svolgimento della specifica attività lavorativa per raggiungimento di limite di età

4. Le disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi nei confronti dei:

a) lavoratori dipendenti che avevano in corso il periodo di preavviso alla data del 30 giugno 2010 e che maturano i requisiti di età anagrafica e di anzianità contributiva richiesti per il conseguimento del trattamento pensionistico entro la data di cessazione del rapporto di lavoro;

b) lavoratori per i quali viene meno il titolo abilitante allo svolgimento della specifica attività lavorativa per raggiungimento di limite di età

5. Le disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi, nei limiti del numero di 10.000 lavoratori beneficiari, ancorché maturino i requisiti per l'accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011, di cui al comma 6:

a) ai lavoratori collocati in mobilità ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 30 aprile 2010 e che maturano i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobilità di cui all'articolo 7, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223;

b) ai lavoratori collocati in mobilità lunga ai sensi dell'articolo 7, commi 6 e 7, della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni e integrazioni, per effetto di accordi collettivi stipulati entro il 30 aprile 2010;

c) ai lavoratori che, all'entrata in vigore del presente decreto, sono titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore di cui all'art. 2, comma 28, della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nessuna variazione

6. L'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) provvede al monitoraggio delle domande di pensionamento presentate dai lavoratori di cui al comma 5 che intendono avvalersi, a decorrere dal 1° gennaio 2011, del regime delle decorrenze dalla normativa vigente prima della data di entrata in vigore del presente decreto. Qualora dal predetto monitoraggio risulti il raggiungimento del numero di 10.000 domande di pensione, il predetto Istituto non prenderà in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate ad usufruire dei benefici previsti dalla disposizione di cui al comma 5.

6. L'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) provvede al monitoraggio,  sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro, delle domande di pensionamento presentate dai lavoratori di cui al comma 5 che intendono avvalersi, a decorrere dal 1° gennaio 2011, del regime delle decorrenze dalla normativa vigente prima della data di entrata in vigore del presente decreto. Qualora dal predetto monitoraggio risulti il raggiungimento del numero di 10.000 domande di pensione, il predetto Istituto non prenderà in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate ad usufruire dei benefici previsti dalla disposizione di cui al comma 5.

7. A titolo di concorso al consolidamento dei conti pubblici attraverso il contenimento della dinamica della spesa corrente nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica previsti dall'Aggiornamento del programma di stabilità e crescita, dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento, con riferimento ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche come individuate dall'Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) ai sensi del comma dell'articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n.196 il riconoscimento dell'indennità di buonuscita, dell'indennità premio di servizio, del trattamento di fine rapporto e di ogni altra indennità equipollente corrisposta una-tantum comunque denominata spettante a seguito di cessazione a vario titolo dall'impiego é effettuato:

a) in un unico importo annuale se l'ammontare complessivo della prestazione, al lordo delle relative trattenute fiscali, e' complessivamente pari o inferiore a 90.000 euro;

b) in due importi annuali se l'ammontare complessivo della prestazione, al lordo delle relative trattenute fiscali, e' complessivamente superiore a 90.000 euro ma inferiore a 150.000 euro.

In tal caso il primo importo annuale e' pari a 90.000 euro e il secondo importo annuale e' pari all'ammontare residuo;

c) in tre importi annuali se l'ammontare complessivo della prestazione, al lordo delle relative trattenute fiscali, e' complessivamente uguale o superiore a 150.000 euro , in tal caso il primo importo annuale e' pari a 90.000 euro, il secondo importo annuale e' pari a 60.000 euro e il terzo importo annuale e' pari all'ammontare residuo.

7. A titolo di concorso al consolidamento dei conti pubblici attraverso il contenimento della dinamica della spesa corrente nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica previsti dall'Aggiornamento del programma di stabilità e crescita, dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento, con riferimento ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche come individuate dall'Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell'articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n.196 il riconoscimento dell'indennità di buonuscita, dell'indennità premio di servizio, del trattamento di fine rapporto e di ogni altra indennità equipollente corrisposta una-tantum comunque denominata spettante a seguito di cessazione a vario titolo dall'impiego é effettuato:

a) in un unico importo annuale se l'ammontare complessivo della prestazione, al lordo delle relative trattenute fiscali, e' complessivamente pari o inferiore a 90.000 euro;

b) in due importi annuali se l'ammontare complessivo della prestazione, al lordo delle relative trattenute fiscali, e' complessivamente superiore a 90.000 euro ma inferiore a 150.000 euro.

In tal caso il primo importo annuale e' pari a 90.000 euro e il secondo importo annuale e' pari all'ammontare residuo;

c) in tre importi annuali se l'ammontare complessivo della prestazione, al lordo delle relative trattenute fiscali, e' complessivamente uguale o superiore a 150.000 euro , in tal caso il primo importo annuale e' pari a 90.000 euro, il secondo importo annuale e' pari a 60.000 euro e il terzo importo annuale e' pari all'ammontare residuo.

8. Resta fermo quanto previsto dalla normativa vigente in materia di determinazione della prima scadenza utile per il riconoscimento delle prestazioni di cui al comma 7 ovvero del primo importo annuale, con conseguente riconoscimento del secondo e del terzo importo annuale, rispettivamente, dopo dodici mesi e ventiquattro mesi dal riconoscimento del primo importo annuale.

 

Nessuna variazione

9. Le disposizioni di cui al comma 7 non si applicano in ogni caso con riferimento alle prestazioni derivanti dai collocamenti a riposo per raggiungimento dei limiti di età entro la data del 30 novembre 2010, nonché alle prestazioni derivanti dalle domande di cessazione dall'impiego presentate e accolte prima della data di entrata in vigore del presente decreto a condizione che la cessazione dell'impiego avvenga entro il 30 novembre 2010; resta fermo che l'accoglimento della domanda di cessazione determina l'irrevocabilità della stessa.

9. Le disposizioni di cui al comma 7 non si applicano in ogni caso con riferimento alle prestazioni derivanti dai collocamenti a riposo per raggiungimento dei limiti di età entro la data del 30 novembre 2010, nonché alle prestazioni derivanti dalle domande di cessazione dall'impiego presentate prima della data di entrata in vigore del presente decreto a condizione che la cessazione dell'impiego avvenga entro il 30 novembre 2010; resta fermo che l'accoglimento ovvero la presa d’atto della domanda di cessazione determina l'irrevocabilità della stessa.

All’onere derivante dalle modifiche di cui al presente comma, valutato in 10 milioni di euro per l’anno 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

10. Con effetto sulle anzianità contributive maturate a decorrere dal I gennaio 2011, per i lavoratori alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell'articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, per i quali il computo dei trattamenti di fine servizio, comunque denominati, in riferimento alle predette anzianità contributive non e' già regolato in base a quanto previsto dall'articolo 2120 del codice civile in materia di trattamento di fine rapporto, il computo dei predetti trattamenti di fine servizio si effettua secondo le regole di cui al citato articolo 2120 del codice civile, con applicazione dell'aliquota del 6,91 per cento.

 

 

 Nessuna variazione

11. L'art. 1, comma 208 della legge 23 dicembre 1996, n. 662 si interpreta nel senso che le attività autonome, per le quali opera il principio di assoggettamento all'assicurazione prevista per l'attività prevalente, sono quelle esercitate in forma d'impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti, i quali vengono iscritti in una delle corrispondenti gestioni dell'Inps.
Restano, pertanto, esclusi dall'applicazione dell'art. 1, comma 208, legge n. 662/96 i rapporti di lavoro per i quali e' obbligatoriamente prevista l'iscrizione alla gestione previdenziale di cui all'art. 2, comma 26,
legge 16 agosto 1995, n. 335.

11. L'art. 1, comma 208 della legge 23 dicembre 1996, n. 662 si interpreta nel senso che le attività autonome, per le quali opera il principio di assoggettamento all'assicurazione prevista per l'attività prevalente, sono quelle esercitate in forma d'impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti, i quali vengono iscritti in una delle corrispondenti gestioni dell'Inps.
Restano, pertanto, esclusi dall'applicazione dell'art. 1, comma 208,
legge n. 662/96 i rapporti di lavoro per i quali e' obbligatoriamente prevista l'iscrizione alla gestione previdenziale di cui all'art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335.

 

12. L'articolo 4, comma 90, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e l'articolo 3-quater, comma 1, del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17, si interpretano nel senso che i benefici in essi previsti si applicano esclusivamente ai versamenti tributari nonché ai connessi adempimenti. Non si fa luogo al rimborso di quanto eventualmente già versato a titolo di contribuzione dovuta.

 

 L’art. 12 è soppresso e sostituito con 12 articoli dal

12bis al 12 terdecies

 

«12-bis.

 In attuazione dell’articolo 22-ter, comma 2, del decreto legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l’adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1º gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di eta` anagrafica e di anzianita` contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all’articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all’articolo 1, comma 20, e all’articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e` effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

 

12-ter.
A partire dall’anno 2013 l’ISTAT rende annualmente disponibile entro il 30 giugno dell’anno medesimo il dato relativo alla variazione nel triennio precedente della speranza di vita all’età corrispondente a 65 anni in riferimento alla media della popolazione residente in Italia. A decorrere dalla data di cui al comma 12-bis e con i decreti a cadenza triennale di cui allo stesso comma 12-bis:
a) i requisiti di età indicati al comma 12-bis sono aggiornati incrementando i requisiti in vigore in misura pari all’incremento della predetta speranza di vita accertato dall’ISTAT in relazione al triennio di riferimento. In sede di prima applicazione tale aggiornamento non può in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita. In caso di frazione di mese, l’aggiornamento viene effettuato con arrotondamento al decimale più prossimo. Il risultato in mesi si determina moltiplicando la parte decimale dell’incremento della speranza di vita per dodici, con arrotondamento all’unita`; b) i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva indicati al comma 12-bis sono conseguentemente incrementati in misura pari al valore dell’aggiornamento rapportato ad anno dei requisiti di età. In caso di frazione di unità, l’aggiornamento viene effettuato con arrotondamento al primo decimale. Restano fermi i requisiti di anzianità contributiva minima previsti dalla normativa vigente in via congiunta ai requisiti anagrafici, nonché la disciplina del diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico rispetto alla data di maturazione dei requisiti secondo quanto previsto dalla normativa vigente, come modificata ai sensi dei commi 1 e 2 del presente articolo. Al fine di uniformare la periodicità temporale dell’adeguamento dei requisiti di cui al presente comma a quella prevista per la procedura di cui all’articolo 1, comma 11, della citata legge 8 agosto 1995, n. 335, come modificato dall’articolo 1, comma 15, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, il secondo adeguamento e` effettuato, derogando alla periodicità triennale di cui al comma 12-bis, con decorrenza 1º gennaio 2019 e a tal fine l’ISTAT rende disponibile entro il 30 giugno dell’anno 2017 il dato relativo alla variazione nel triennio precedente della speranza di vita all’età corrispondente a 65 anni in riferimento alla media della popolazione residente in Italia.

 

12-quater.
In base agli stessi criteri di adeguamento indicati ai commi  12-bis
e 12-ter e nell’ambito del decreto direttoriale di cui al comma 12-bis, anche ai regimi pensionistici armonizzati secondo quanto previsto dall’articolo 2, commi 22 e 23, della legge 8 agosto 1995, n. 335,  nonché agli altri regimi e alle gestioni pensionistiche per cui siano previsti, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, requisiti diversi da quelli vigenti nell’assicurazione generale obbligatoria, ivi compresi i lavoratori di cui all’articolo 78, comma 23, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e il personale di cui al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195, e di cui alla legge 27 dicembre 1941, n. 1570, nonché i rispettivi dirigenti, e` applicato l’adeguamento dei requisiti anagrafici. Resta fermo che l’adeguamento di cui al presente comma non opera in relazione al requisito per l’accesso per limite di età per i lavoratori per i quali viene meno il titolo abilitante allo svolgimento della specifica attività lavorativa per il raggiungimento di tale limite di età.

 

12-quinquies.
Ogniqualvolta l’adeguamento triennale dei requisiti anagrafici di cui al comma 12-
ter comporta, con riferimento al requisito anagrafico per il pensionamento di vecchiaia originariamente previsto a 65 anni, l’incremento dello stesso tale da superare di una o più unità il predetto valore di 65, il coefficiente di trasformazione di cui al comma 6 dell’articolo 1 della legge 8 agosto 1995, n. 335, e` esteso, con effetto dalla decorrenza di tale determinazione, anche per le età corrispondenti a tali valori superiori a 65 del predetto requisito anagrafico nell’ambito della procedura di cui all’articolo 1, comma 11, della citata legge n. 335 del 1995, come modificato dall’articolo 1, comma 15, della legge 24 dicembre 2007, n. 247. Resta fermo che la rideterminazione aggiornata del coefficiente di trasformazione esteso ai sensi del primo periodo del presente comma anche per età corrispondenti a valori superiori a 65 anni e` effettuata con la predetta procedura di cui all’articolo 1, comma 11, della citata legge n. 335 del 1995.

 

12-sexies.
All’articolo 22-ter
del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, sono apportate le seguenti modifiche:

a) il comma 1 e` sostituito dal seguente:
"1. In attuazione della sentenza della Corte di giustizia delle Comunita` europee 13 novembre 2008 nella causa C-46/07, all’articolo 2, comma 21, della legge 8 agosto 1995, n. 335, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: ‘A decorrere dal 1º gennaio 2010, per le predette lavoratrici il requisito anagrafico di sessanta anni di cui al primo periodo del presente comma e il requisito anagrafico di sessanta anni di cui all’articolo 1, comma 6, lettera b), della legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, sono incrementati di un anno. Tali requisiti anagrafici sono ulteriormente incrementati di quattro anni dal 1º gennaio 2012 ai fini del raggiungimento dell’eta` di sessantacinque anni. Restano ferme la disciplina vigente in materia di decorrenza del trattamento pensionistico e le disposizioni vigenti relative a specifici ordinamenti che prevedono requisiti anagrafici più elevati, nonché le disposizioni di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 165. Le lavoratrici di cui al presente comma, che abbiano maturato entro il 31 dicembre 2009 i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti alla predetta data ai fini del diritto all’accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia nonché quelle che abbiano maturato entro il 31 dicembre 2011 i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalla normativa vigente alla predetta data, conseguono il diritto alla prestazione pensionistica secondo la predetta normativa e possono chiedere all’ente di appartenenza la certificazione di tale diritto;

b) il comma 3 e` sostituito dal seguente:
"3. Le economie derivanti dall’attuazione del comma 1 confluiscono nel Fondo strategico per il Paese a sostegno dell’economia reale, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, di cui all’articolo 18, comma 1, lettera b-bis), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e successive modificazioni, per interventi dedicati a politiche sociali e familiari con particolare attenzione alla non autosufficienza e all’esigenza di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare delle lavoratrici; a tale fine la dotazione del predetto Fondo e` incrementata di 120 milioni di euro nell’anno 2010 e di 242 milioni di euro nell’anno 2011, 252 milioni di euro nell’anno 2012, 392 milioni di euro nell’anno 2013, 492 milioni di euro nell’anno 2014, 592 milioni di euro nell’anno 2015, 542 milioni di euro nell’anno 2016, 442 milioni di euro nell’anno 2017, 342 milioni di euro nell’anno 2018, 292 milioni di euro nell’anno 2019 e 242 milioni di euro a decorrere dall’anno 2020".

 

12-septies.
A decorrere dal 1º luglio 2010 alle ricongiunzioni di cui all’articolo 1, primo comma, della legge 7 febbraio 1979, n. 29, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 2, commi terzo, quarto e quinto, della medesima legge. L’onere da porre a carico dei richiedenti é determinato in base ai criteri fissati dall’articolo 2, commi da 3 a 5, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184.

 

12-octies.
Le stesse modalità di cui al comma 12-septies si applicano, dalla medesima decorrenza, nei casi di trasferimento della posizione assicurativa dal Fondo di previdenza per i dipendenti dell’Ente nazionale per l’energia elettrica e delle aziende elettriche private al Fondo pensioni lavoratori dipendenti. E ` abrogato l’articolo 3, comma 14, del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 562. Continuano a trovare applicazione le previgenti disposizioni per le domande esercitate dagli interessati in data anteriore al 1º luglio 2010.

 

12-novies.
A decorrere dal 1º luglio 2010 si applicano le disposizioni di cui al comma 12-
septies anche nei casi di trasferimento della posizione assicurativa dal Fondo di previdenza per il personale addetto ai pubblici servizi di telefonia al Fondo pensioni lavoratori dipendenti. E’ abrogato l’articolo 28 della legge 4 dicembre 1956, n. 1450. E` fatta salva l’applicazione dell’articolo 28 della legge n. 1450 del 1956 nei casi in cui le condizioni per il trasferimento d’ufficio o a domanda si siano verificate in epoca antecedente al 1º luglio 2010.

 

12-decies.
All’articolo 4, primo comma, della legge 7 luglio 1980, n. 299, le parole: "approvati con decreto ministeriale 27 gennaio 1964" sono sostituite dalle seguenti: "come successivamente adeguati in base alla normativa vigente".

 

12-undecies.
Sono abrogate le seguenti disposizioni normative: la legge 2 aprile 1958, n. 322, l’articolo 40 della legge 22 novembre 1962, n. 1646, l’articolo 124 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, l’articolo 21, comma 4, e l’articolo 40, comma 3, della legge 24 dicembre 1986, n. 958.

 

12-duodecies. Le risorse di cui all’articolo 74, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, limitatamente allo stanziamento relativo all’anno 2010, possono essere utilizzate anche ai fini del finanziamento delle spese di avvio e di adesione collettiva dei fondi di previdenza complementare dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche.

 

12-terdecies.
Per ciascuno degli esercizi finanziari 2011-2013 gli specifici stanziamenti iscritti nelle unità previsionali di base dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per il finanziamento degli istituti di cui al comma 1 dell’articolo 13 della legge 30 marzo 2001, n. 152, sono complessivamente e proporzionalmente ridotti di 30 milioni di euro annui. I risparmi derivanti dal precedente periodo, che conseguono a maggiori somme effettivamente affluite al bilancio dello Stato in deroga a quanto previsto dal citato articolo 13, comma 1, della legge n. 152 del 2001, pari a 30 milioni di euro annui nel triennio 2011-2013, concorrono alla compensazione degli effetti derivanti dall’aumento contributivo di cui all’articolo 1, comma 10, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, al fine di garantire la non applicazione del predetto aumento contributivo nella misura prevista».

Per il testo integrale della legge vai al sito:

http://www.normattiva.it

 

AGGIORNAMENTO DEL 13/10/2010

Emanate dall'INPDAP le circolari n. 17 e 18 del 8/10/2010 con le quali si danno indicazioni sull'applicazione dell'art. 12 della legge 122/10 relativamente alla buonuscita e alla pensione. 
La n. 18 al punto 3 introduce una novità resasi necessaria dopo l'abrogazione della legge 322/58.
Coloro che a partire dal 31/7/2010 si dimettono senza i requisiti per la pensione, riceveranno dall'INPDAP la pensione a partire dalla data in cui matureranno il requisito dell'età.

A quelli che l'avevano fatto entro il 30/7/2010  sarà applicata la legge 322/58 che prevede il trasferimento della posizione all'INPS d'ufficio o a domanda.

 

 

 


RASSEGNA STAMPA

Da IL GIORNALE del 29/5/2010

IL PRESIDENTE DI CONFARTIGIANATO GIORGIO GUERRINI

«Gli statali? Ora tirino la cinghia Per loro la crisi è una cuccagna»

L'inflazione cala come mutui e prezzi, invece lo stipendio no
Rivoluzione Il vero scontro non è operaio e padrone, ma pubblico-privato

Giorgio Guerrini, leader di Confartigianato, voi non siete stati schizzinosi come Confindustria verso la manovra economica del governo. 

«Sono le cose che chiediamo da tempo e che la crisi ha accelerato. Fare sacrifici non piace a nessuno, ma nelle aziende come nelle famiglie in certe situazioni è il presupposto del rilancio. Finora i sacrifici maggiori li hanno fatti le imprese e i loro dipendenti: nel 2009 nel solo settore manifatturiero si sono persi 250mila posti di lavoro e ci sono 300mila cassintegrati. Quasi 600mila famiglie con un reddito inferiore a un anno prima e migliaia di imprese che hanno ridotto notevolmente i margini».

Perciò è ora che anche il settore pubblico tiri la cinghia. 

«Ora i sacrifici toccano a chi non li ha mai fatti. Gli stataLI hanno il posto e lo stipendio assicurati. Per loro questa crisi per certi versi è stata una cuccagna: con il costo dei mutui e di certi beni diminuiti, con l'inflazione bassa e gli aumenti salariali garantiti, di fatto il potere d'acquisto di un dipendente pubblico non è diminuito a differenza di uno privato. Perché questa sperequazione? Sono certo che nessuna di quelle 600miia famiglie in difficoltà avrebbe dubbi a mantenere l'attuale reddito per i prossimi tre anni assieme alla sicurezza del posto. La stabilità del lavoro ha un valore altissimo in un momento di crisi».

Ma finora è stato il bilancio pubblico a sostenere le banche e quindi anche il mondo imprenditoriale.

 «C'è stata una crisi di liquidità che ha colpito duramente le imprese: moltissime hanno diminuito l'attività, qualcuna ha chiuso. Adesso la crisi di liquidità del settore pubblico deve ricadere ancora sui privati? Quando c'è crisi, aziende e famiglie riducono le spese al minimo per sistemarsi e ripartire: perché non lo deve fare anche lo Stato?».

Tutta Europa ha aumentato il debito pubblico per sostenere l'economia. 

«Ovunque, soprattutto in Italia, l'incidenza del settore pubblico rispetto al privato è insostenibile. Non possiamo più mantenere la pletora di enti creati in questi anni, come le settemila società pubbliche locali con decine di migliaia di consiglieri di amministrazioni che scaricano le loro inefficienze su famiglie e imprese. Il costo della sanità ha raggiunto i 50 miliardi di euro: che cosa si aspetta a mettere un freno? E gli invalidi civili, che costano 16 miliardi di euro l'anno?». 

Dunque il vostro giudizio sulla manovra è positivo? 

«A patto che i sacrifici servano a quello che anche la Marcegaglia ha detto e su cui siamo d'accordo. Cioè a patto che si facciano le riforme strutturali: meno burocrazia, lotta agli sprechi, lotta all'evasione fiscale, investimento nelle infrastrutture, riforma del fIsco che non penalizzi il lavoro come accade da troppi anni».

Anche per lei la Cgil difende l'indifendibile? 

«La Cgil si sta isolando sempre più, arroccata su posizioni più politiche che di tutela sindacale a differenza delle altre sigle. L'irrigidimento sulle finestre delle pensioni è incomprensibile: non è un grosso sacrifIcio lavorare per altri sei mesi a retribuzione piena. E nemmeno i dipendenti degli enti inutili rischiano il posto, perché non verranno licenziati ma trasferiti. Non è giusto che alcuni abbiano tutte le garanzie e altri nessuna. Oggi gli imprenditori, soprattutto piccoli, e i loro dipendenti sono sulla stessa barca: la vera contrapposizione non è tra padroni e operai, ma tra dipendente pubblico e dipendente privato».

 

Dal CORRIERE DELLA SERA online del 30/5/2010

Pensioni, per l’età del ritiro varrà l’aspettativa di vita

Scuola e magistrati, spunta il recupero degli scatti congelati dalla manovra

Liquidazioni a rate per gli statali soltanto oltre 90 mila euro

Pensioni, per l’età del ritiro varrà l’aspettativa di vita
Scuola e magistrati, spunta il recupero degli scatti congelati dalla manovra
Liquidazioni a rate per gli statali soltanto oltre 90 mila euro

di Mario Sensini

ROMA - La minaccia della rateizzazione per la buonuscita degli statali, che nell’ultima settimana ha provocato una vera e propria fuga verso la pensione da parte di chi aveva già i requisiti, è rientrata. Nella versione del decreto con la manovra di correzione dei conti pubblici inviata dal governo al Quirinale, la corresponsione a rate riguarderà solo le liquidazioni di importo superiore ai 90 mila euro. Ma non è questa l’unica concessione strappata all’ultimo momento dai sindacati. Per ora c’è solo un impegno politico, ma il governo, dopo le proteste di Cisl e Uil, sarebbe pronto a riconsiderare anche il congelamento degli scatti di carriera per gli insegnanti della scuola. E forse a fare qualcosa anche per alleggerire il peso della manovra sui magistrati.

Nel decreto le norme che bloccano gli scatti degli insegnanti non sono state toccate. Ma l’insistenza del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, sembra aver fatto breccia nell’esecutivo. Così, nel corso dell’esame parlamentare del decreto, l’assicurazione politica che sarebbe già stata strappata dal sindacato potrebbe tramutarsi in qualcosa di più concreto. Un emendamento, o forse un ordine del giorno che impegni il governo a recuperare alla fine del 2013 gli scatti settennali che dovessero essere perduti per l’effetto del decreto, e che per gli insegnanti, colpiti anche dal congelamento dei contratti, sono l’unica forma di progressione della carriera. Una forma di recupero potrebbe essere garantita anche ai magistrati, che sono scesi in stato di agitazione ed hanno accantonato, ma solo per il momento, la minaccia di uno sciopero. Pronti a organizzare sul territorio «iniziative di protesta e di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sullo stato della giustizia in Italia» e delusi per la manovra «iniqua, sperequata e incostituzionale», i magistrati saranno ricevuti domani dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Nei loro confronti il governo potrebbe considerare anche un alleggerimento del blocco dei salari, così come la decurtazione del 10% degli emolumenti corrisposti a tutti i rappresentanti degli organi di autogoverno della magistratura, anche contabile.

Mentre la manovra si addolcisce sul fronte del pubblico impiego, e dunque sul breve termine, i ministri dell’Economia e del Lavoro, Giulio Tremonti e Maurizio Sacconi, si preoccupano di blindare i conti pubblici sull’orizzonte temporale più lungo. Così ieri i due ministri hanno firmato il decreto che dà attuazione definitiva alle misure già varate l’anno scorso per collegare dal 2015 l’età pensionabile all’aumento delle speranze di vita della popolazione. Entro giugno del 2014 l’Inps stabilirà, sia per gli uomini che per le donne, di quanti mesi dovrà aumentare il requisito minimo di età, oggi fissato a 65 anni, per accedere al pensionamento. La base del calcolo, che sarà effettuato dall’Istat tenendo conto dell’indice armonizzato sulla speranza di vita di tutta la popolazione residente in Italia, sarà il 2010. Il primo incremento, previsto per tutti dal primo gennaio del 2015, non sarà comunque superiore a tre mesi, mentre i successivi adeguamenti dell’età pensionabile avverranno, sulla base degli stessi criteri, ogni tre anni. Con una clausola un po’ sinistra: se Dio non voglia la speranza di vita media dovesse ridursi, di ciò non si terrà conto, ed i requisiti di pensionamento non saranno abbassati.

GLI EMENDAMENTI

Il governo pronto a rivedere la soppressione degli automatismi

Scuola, sarà più morbida la stretta sugli scatti


ROMA 
Diventerà più morbido il taglio degli scatti di anzianità per il personale della scuola. Il governo sta preparando gli emendamenti al decreto della manovra, attualmente all'esame del Senato. E tra le correzioni sicure, c'è quella che riguarda proprio il settore scolastico, colpito oltre che dalle disposizioni che riguardano tutto il pubblico impiego, anche da uno specifico blocco dei cosiddetti "automatismi di carriera ".
Il dettaglio
della misura deve essere ancora precisato, ma è probabile che alla fine la cancellazione degli scatti sia solo temporanea, con possibilità di recuperare queste voci retributive alla fine del triennio. In questo modo si eviterebbe che la stretta abbia conseguenze di lungo termine sugli stipendi ed anche sulle pensioni degli interessati. 
Si tratta
di una partita della massima importanza per la Cisl, sindacato tradizionalmente molto presente nel mondo della scuola.

Il segretario generale Raffaele Bonanni, che finora ha mantenuto un atteggiamento non certo di scontro sul provvedimento del governo (criticando aspramente il ricorso della Cgil allo sciopero) già nei giorni scorsi aveva reclamato con forza un intervento correttivo su questo aspetto. E l'esecutivo ha tutte le intenzioni di venirgli incontro, anche in vista della manifestazione nazionale sul tema della scuola convocata per martedì 15 insieme alla Uil.
Le critiche
della Cisl si erano già fatte sentire nelle ultime ore di stesura sulla manovra (insieme a quelle sull'altro nodo delicato delle liquidazioni) ma avevano ottenuto come unico risultato l'inserimento simbolico di un generico impegno a ridiscutere la situazione retributiva del personale. Ora nel passaggio al Senato (è probabile un maxi-emendamento che prepari poi una seconda lettura blindata alla Camera) la parziale marcia indietro dal governo dovrebbe essere più concreta.

 

Da IL SOLE 24ORE del 15/7/2010

Manovra blindata, oggi la fiducia

Maxiemendamento con poche limature – Tremonti: austerità necessità per ciascuno

 Dino Pesole

ROMA

II governo pone al Senato la questione di fiducia sul maxie­mendamento del relatore, con alcune limitate correzioni al testo della manovra correttiva varato dalla commissione Bilancio, e dall'opposizione il Pd risponde proclamando per il 16 e 17 luglio due giornate di mobilitazione nazionale. Si chiude così il primo, decisivo passaggio parlamentare per il decreto varato lo scorso 25 giugno dal consiglio dei ministri. La manovra biennale da 24,9 miliardi, negli intendimenti del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, dovrebbe consentire di ridurre il deficit dal 5% del 2010 al 3,9% nel 2011 e al 2,7%. nel 2012, in linea con gli impegni assunti in sede europea. Il voto è atteso per questa mattina, poi toccherà alla Camera che esaminerà un testo sostanzialmente blindato. Si profila anche a Montecitorio il ricorso al voto di fiducia sul decreto,

«Non so se sia un'ideologia, ma l'austerità certamente è una necessità e una responsabilità», ha commentato Tremonti. Il decreto in sostanza serve a ridurre il deficit, ma l'austerità è tutt'altro che conclusa da noi come in tutta Europa. «La crisi ha segnato il passaggio necessario a una diversa visione, in un'Europa che produce più debito che ricchezza, più deficit che Pil», ha aggiunto Tremonti nel corso del suo intervento all'assemblea  di  Confcooperative. 
In questo senso, la manovra che sta per affrontare l'esame della Camera è «il primo atto di condivisione della necessità del cambiamento rispetto al passato». Di fronte alla crisi «nell'insieme il paese ha tenuto, tiene, e terrà. Nessuno ha avuto l'idea di una rottura del clima di coesione sociale. E questo è dovuto ad un profondo senso di responsabilità nel paese».

Per il relatore Antonio Azzollini, la manovra contiene diversi provvedimenti «strutturali, tra cui quello delle pensioni che per i nostri conti pubblici rappresenta una vera e propria stabilizzazione di lungo periodo». Tesi che l'opposizione non condivide affatto: «È intollerabile - commenta Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd a Palazzo Madama - che si faccia una manovra che fa pagare tanto, anche sotto il profilo dei diritti sociali, ai cittadini più deboli e che i grandi redditi non paghino nulla». "Intollerabile" è altresì il ricorso alla fiducia su una manovra «senza strategia è quella contabile dei tagli».

Anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini critica la manovra: «È inevitabile ma costruita male. I tagli lineari sui bilanci regionali saranno pagati dai cittadini in termini di erogazione di servizi». In più - a parere di Casini - c'è «il buco nero delle quote latte. Non si può privilegiare chi per anni non ha pagato  a scapito dei cittadini». «Sono istituzionalmente rispettoso di quanto sta avvenendo in Senato - aggiunge il ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan sul tema delle quote latte - e non mi sento di aggiungere altro su di una vicenda che comunque mi lascia sconcertato».

Come previsto, le correzioni sono state apportate per gran parte nel corso dell'esame in commissione Bilancio. All'aula, il compito di ratificarle con il voto di fiducia. Sono stati utilizzati oltre 75mila fogli di carta, che coprono una distanza di 195 chilometri. Novanta le ore di dibattito per discutere 3.020 emendamenti di cui solo 83 hanno ricevuto il via libera. Come da consuetudine, alla Ragioneria il compito di fornire in tempo reale il quadro delle coperture agli emendamenti del relatore concordati con il governo. Sull'argomento è intervenuto ieri alla Camera il ragioniere generale dello stato, Mario Canzio: «Ci vengono sottoposte relazioni tecniche talvolta lacunose, talaltra qualitativamente scadenti. Alcune relazioni contengono informazioni e dati sufficienti ad acquisire una ragionevole certezza in ordine agli effetti finanziari. Altre presentano elementi di dettaglio che a volte possono risultare anche eccessivi e ridondanti». Canzio contesta quanti «mettono in discussione l'operato della Ragioneria. Come primo rappresentante della Ragioneria, posso solo dire di sentirmi come la moglie di Cesare».

 

Da IL SOLE 24ORE del 29/7/2010

Sì alla fiducia, manovra al traguardo

 

Oggi l’ultimo voto al decreto da 25 miliardi – Berlusconi: i sacrifici erano necessari

 


Davide Colombo
ROMA.

Il governo incassa la fiducia (la 30esima della legislatura) e la manovra correttiva da 25,068 miliardi per il biennio 2011-2012 s'avvia alla conclusione del suo iter parlamentare, prevista con il voto finale di conversione in legge entro la tarda mattinata di oggi.   329 i sì e 275 no su un provvedimento «che comporta sacrifici ma che era necessario perché imposto dalla Ue» ha spiegato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ieri presente in Aula a Montecitorio, «una manovra - ha aggiunto il premier - che proteggerà l'Italia dalla speculazione finanziaria e ci eviterà di fare la fine della Grecia».

  Il testo approvato è identico a quello corretto in Senato in prima lettura, dove è stato ritoccato al rialzo l'impatto sul deficit, destinato a scendere dal 5% del Pil di quest'anno al 2,7%, indicato per il 2012. Si è passati dai 24,9 miliardi del decreto varato il 31 maggio a 25,068 miliardi che rappresentano la manovra netta attuale, con un impatto in termini di minori spese per circa 15 miliardi cui vanno ad aggiungersi 10 miliardi di maggiori entrate. La manovra «lorda», ossia l'ammontare delle risorse che complessivamente vengono reperite, è più elevata: 27,1 miliardi (di cui 17,2 miliardi nel 2011). La differenza tra i valori per il biennio verrà utilizzata per misure espansive, pari a 30% il primo anno e al 7,6% il secondo anno.

L'opposizione ha contestato il decreto come «ingiusto e depressivo» perché, come ha sottolineato Pier Luigi Bersani, «riduce gli investimenti e i consumi». Secondo il leader dei Democratici la manovra non colpisce i cosiddetti «papaveri», come aveva sostenuto il ministro Giulio Tremonti, ma piuttosto categorie deboli «come gli insegnanti, i poliziotti, gli infermieri, i vigili del fuoco e gli agricoltori». Certo, il rigore era necessario, ha riconosciuto l'Udc con Pier Ferdinan- do Casini, ma il pacchetto economico messo in campo dal governo «manca di coraggio politico». Un esempio è per Casini dato dalla Fiat, che sceglie di delocalizzare anche perché mancano misure a sostegno delle imprese. E la Fiat è solo lo specchio «di tante piccole imprese» costrette a scelte di questo genere. Di manovra «iniqua» nei confronti delle famiglie, dei pensionati, dei cittadini, ha parlato anche Antonio Borghesi (Idv) per i quali essa rappresenta «l'ennesimo olio di ricino da ingoiare». Accuse respinte dal capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, che ha ricordato come, altre paesi abbiano adottato «misure ben più aspre delle nostre».

  Dopo il voto finale e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non si chiuderà tuttavia lo strascico delle questioni irrisolte e per le quali già diversi ministri hanno assunto impegni formali, da adottare molto probabilmente in autunno con la legge di stabilità (l'ex Finanziaria). Ieri a manifestare fuori da Montecitorio oltre alla Cgil c'erano anche molti associati di Confagricoltura, che contestavano la proroga del pagamento delle multe per le quote latte. E Bruxelles ha già mandato un avvertimento al governo affinché garantisca un'applicazione rigorosa delle norme che regolano il sistema di produzione. Lo stesso presidente del Consiglio, che dopo il voto è andato alla Farnesina, ha poi rassicurato gli ambasciatori che i tagli che li riguardano saranno temporanei e che appena la congiuntura migliorerà (già ci sono «segnali di forte ripresa», ha detto il premier) «ci saranno cambiamenti». Correzioni sono annunciate pure sui tagli del 50% alle risorse per gli enti vigilati, i parchi e i musei. Ieri la commissione Ambiente del Senato ha autorizzato i 54 milioni per il 2010, quasi tutti destinati ai parchi nazionali, proposti dal ministero dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che ha dato garanzie anche per il prossimo biennio. E correzioni, infine, dovrebbero arrivare sui divieti alle sponsorizzazioni da parte delle amministrazioni e per risolvere la questione Tia-Tarsu, rimasta aperta dopo la norma interpretativa introdotta con il maxiemendamento in Senato.

 

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