LA MANOVRA ECONOMICA DEL GOVERNO MONTI
Decreto legge n. 201 del 6/12/2011
convertito nella legge n. 214 del 22/12/2011

Doveva essere la manovra dell'equità,  dovevano pagare quelli che finora non hanno pagato.
Invece i sacrifici più pesanti cadono soprattutto, su tutte le famiglie, su chi stava per andare in pensione, sui pensionati.

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28 dicembre 2011
E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 27/12/2011 - supplemento ordinario n. 276, la legge n. 214 del 22/12/2011  che converte con modifiche il decreto legge n. 201 del 6/12/2011. 
Poche le modifiche apportate al  decreto che per quanto concerne le pensioni essenzialmente sono:
a) la soglia per la perequazione delle pensioni è stata alzata all'importo pari a tre volte il trattamento minimo INPS, quindi la perequazione sarà riconosciuta alle pensioni mensili lorde che non superano l'importo di 1.400 euro.
b) è stato apportato un alleggerimento per quanti nel 2012 maturano la quota 96: la pensione di vecchiaia si matura a 64 anni invece di 66. Ma è l'ennesimo provvedimento all'insegna dell'iniquità perché ne è escluso il pubblico impiego!
E' un provvedimento della serie "tanto fumo e poco arrosto" perché attenua la batosta per una fascia ristrettissima di persone (sessantenni con 35-36 anni di servizio), infatti non reca alcun beneficio ai sessantenni che hanno maturato già almeno 37/38 anni di servizio. E proprio perche diretto a pochi e comporta un aggravio di poche briciole, che faccio più fatica a capire e digerire l'ennesimo ostracismo nei confronti dei pubblici dipendenti e l'ennesima scelta della discriminazione come unità di misura della tanto proclamata equità.
c) le donne del settore privato che nel 2012 avrebbero maturato  la pensione di vecchiaia con 60 anni e 20 di anzianità, potranno accedere alla pensione di vecchiaia a 64 anni invece di 66.

LA MANNAIA CHE INCOMBE SUL PUBBLICO IMPIEGO
A differenza dei privati, ogni soldo tolto ai dipendenti pubblici ha effetti immediati sulla spesa pubblica, nodo cruciale di ogni crisi. 
Ma quando finirà il massacro a tappeto che da alcuni anni colpisce buoni e cattivi e testimonia l'incapacità cronica di tutti i governi, ma soprattutto di quelli che stanno gestendo le crisi economiche dell'ultimo decennio,
di una seria riforma della pubblica amministrazione e del controllo della spesa pubblica,  cominciando dagli sprechi noti e sotto gli occhi di tutti, in particolare di molte regioni, comuni ed enti pubblici?
Non è tempo di passare dalle favole di Brunetta a qualcosa di più serio? Occorrono provvedimenti che costano in consenso elettorale e quindi temuti dai politici, ci provi quindi il governo tecnico, è stato scelto proprio per agire senza remore elettorali. Finora hanno solo sparato nel mucchio, tutti, politici e tecnici, con provvedimenti spesso discriminatori!

Torniamo quindi agli interventi della manovra confermati dalla conversione in legge. Esaminiamo i punti significativi:
1 - Contributivo  per tutti dal 1/1/2012
2 - Soppressione delle pensioni di anzianità con le quote
3 - Pensione di vecchiaia a 66 anni per uomini e donne
4 - Pensione anticipata con 41 anni di anzianità per le donne e 42 per gli uomini
5 - Sospensione della perequazione automatica per il 2012 e per il 2013 sulle pensioni che superano il tetto stabilito
6 - Penalizzazioni e incentivi
7 - Soppressione delle finestre di attesa
8 - Anche per chi ha iniziato a lavorare dopo il 31/12/95, l'anzianità minima è di 20 anni
9 - Viene soppresso il limite di un minimo di tre anni dei periodi da totalizzare
10) Soppressione della pensione privilegiata 

1 -  Contributivo  per tutti dal 1/1/2012 (Art. 24, comma 2)
E' più il clamore che il resto, un provvedimento tirato in ballo altre volte e sempre rientrato. Porta una lievissima penalizzazione nel calcolo della pensione per quanti al 31/12/2011 hanno un'anzianità di almeno 34 anni. Quelli che ne hanno di meno sono già in regime di calcolo misto dal 1/1/96.
Il danno non è di quelli da strapparsi i capelli: i pochi anni di lavoro dal 1/1/2012 alla cessazione saranno valutati col calcolo contributivo per cui subiranno una lieve decurtazione nel calcolo di questa quota di pensione.

2 - Soppressione delle pensioni di anzianità con le quote (Art. 24, comma 3)
E' una mazzata col pugno di ferro su quanti stavano per andare in pensione in quanto allontana il pensionamento  nei casi peggiori di 6 anni.
Restano le pensioni di vecchiaia a 66 anni per uomini e donne e le pernioni per limite di servizio a 41 anni per le donne e 42 anni per gli uomini.
Un uomo che nel 2012 matura 60 anni e 36 di anzianità, fino a pochi mesi fa riteneva di poter andare in pensione nel 2012, invece potrà andare in pensione nel 2018.
E questo nonostante siano state soppresse le finestre di un anno di attesa.

3 - Pensione di vecchiaia a 66 anni per uomini e donne 
La pensione di vecchiaia si matura al compimento dei 66 anni, per il pubblico impiego vale sia per uomini, sia per donne. Al  requisito dell'età si deve aggiungre un minimo di anzianità di 20 anni.
Resta un regime diverso per le donne del settore privato che prevede la pensione a 62 anni nel 2012 e gradatamente a regime a 66 anni dal 2018.
A queste età bisogna aggiungere quanto previsto per gli adeguamenti alle aspettative di vita.
Dal 2021 l'età minima per la pensione di vecchiaia passa a 67 anni.

4 - Pensione anticipata con 41 anni di anzianità per le donne e 42 per gli uomini (comma 10)
La pensione anticipata è riconosciuta al compimento di un'anzianità pari a:
a) donne: 41 anni e 1 mese nel 2012; 41 anni e 2 mesi nel 2013; 41 anni e 3 mesi nel 2014;
a) uomini: 42 anni e 1 mese nel 2012; 42 anni e 2 mesi nel 2013; 42 anni e 3 mesi nel 2014;

5 - Sospensione della perequazione automatica per il 2012 e per il 2013 (art. 24, comma 25)
A gennaio di ogni anno le pensioni  venivano rivalutate dell'inflazione (perequazione automatica), considerando che l'inflazione quest'anno ha avuto un'impennata, la perdita per i pensionati diventa significativa. La perequazione viene riconosciuta ai pensionati che non superano un importo lordo mensile di 1.402 euro (3 volte la pensione minima).

6 - Penalizzazioni e incentivi (Art. 24, commi 4 e 10)
Penalizzazioni: Riguarda quanti accedono alla pensione anticipata con anni 41 (donne) o 42 (uomini) ma con un'età inferiore a 62 anni.
Non avrà alcun effetto nei prossimi 2(donne) 3 (uomini) anni se, come sembra, sarà applicata solo sulle pensioni anticipate.
La diminuzione dell'importo della pensione maturata al 31/12/2011 è del 1% annuo per i primi due anni e del 2% annuo per i restanti mancanti per maturare 62 anni.
Si calcola anche la frazione di anno.
Incentivi: temo che si spaccino per regalo quello che rappresenta  invece una cosa ovvia. Dal 1/1/2012 il calcolo è di tipo contributivo. Questo tipo di calcolo è basato sui coefficienti di trasformazione legati all'età e alla media della vita. Se vai in pensione a 60 anni col tuo capitale ti tocca un importo, se vai in pensione a 65 con lo stesso capitale ti tocca un importo maggiore.  Se lavori fino a 70 anni ti tocca ancora di più. Siccome gli incentivi riguardano l'adeguamento dei coefficienti fino a 70 anni, si dà solo il dovuto, altro che incentivi.

Vai alla tabella con le penalizzazioni

7 - Soppressione delle finestre di attesa (Art. 24, comma 5)
Dal 1/1/2012 sono disapplicati  l'art. 12 del decreto n. 78/10  per la parte che istituiva la finestra mobile di 12 mesi e il comma 21 dell'art. 1 della legge 148/11 per la parte che rinviava il personale della scuola al 1° settembre dell'anno successivo. La disapplicazazione ha effetto solo sulle pensioni di vecchiaia, sulle pensioni con 41-42 anni, sulle pensioni contributive di chi ha cominciato a lavorare dopo il 1/1/96. Dovrebbe restare vigente la finestra che rinvia all'anno dopo per altre tipologie di pensione come l'opzione contributiva legge 243/04.
In genere di fatto non cambia nulla perché l'anno è stato sommato ai requisiti di età o di anzianità (da 65 a 66 - da 40 a 41-42)

8 - Anche per chi ha iniziato a lavorare dopo il 31/12/95, l'anzianità minima richiesta è di 20 anni (Art. 24, commi 7 e 11)
L'anzianità minima per la pensione contributiva di quanti hanno cominciato a lavorare dopo il 31/12/95 passa da 5 a 20 anni; il diritto decorre al compimento dei 63 anni se  è stata maturata una pensione pari a 2,8 volte l'assegno sociale, altrimenti decorre al compimento dei 66 anni se se matura un importo della pensione pari a 1.5 volte l'assegno sociale. 
Altrimenti si va avanti fino a 70 anni, età alla quale si percepisce la pensione contributiva qualunque sia l'importo con un'anzianità minima di cinque anni.
La tabella dei coefficienti di trasformazione, determinanti per il calcolo delle pensioni contributive, sarà ampliata fino ai 70 anni.

9 - Viene soppresso il limite di un minimo di tre anni dei periodi da totalizzare (Art. 24, comma 19)
Si può ricorrere alla totalizzazione qualunque sia la durata di ogni singolo periodo da riunificare.

10) Soppressione della pensione privilegiata 
Con esclusione del personale appartenente al comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico sono abrogati gli istituti che comportavano un riconoscimento come risarcimento (equo indennizzo) oppure nei casi più gravi come maggiorazione della pensione (pensione privilegiata) a quanti riportavano danni permanenti  in seguito ad infortuni capitati sul luogo di lavoro mentre erano in servizio.

Esclusioni dall'applicazione del decreto
I nuovi requisiti previsti dal decreto non si applicano (art. 24, comma 14):
a) a quanti entro il 31/12/2011  maturano i requisiti previsti per il 2011; quindi solo quelli che avrebbero potuto accedere alla pensione al 1/9/2011 e vi hanno rinunciato per propria scelta;
b) alle donne che ai sensi del comma 9 dell'art. 1 della legge 243/04 optano per il calcolo contributivo. In questo caso per i requisiti si applica la normativa esistente prima dell'entrata in vigore della manovra Monti: 57 anni di età e 35 anni di anzianità  e, a mio avviso, decorrenza della pensione dal 1° settembre dell'anno successivo. 
La questione della decorrenza non è chiara; è vero che il comma 21 che spostava la decorrenza al 1° settembre dell'anno successivo e stato disapplicato (art. 24, comma 5 del decreto Monti), ma limitatamente alle pensioni poi elencate, tra le quali non c'è alcun riferimento all'opzione contributiva.
c) a un numero limitato di lavoratori in mobilità