PROPOSTA DI LEGGE GNECCHI - CAZZOLA

SULLA RICONGIUNZIONE LEGGE 29/79

26/6/2011 -     Il SOLE24ORE di domenica 5 giugno 2011 riporta una notizia passata sotto silenzio ma di importanza straordinaria.
A parte la poca comprensibilità per i non competenti di taluni esempi e la loro distanza dalla realtà del mondo del lavoro, l'articolo evidenzia le irrazionali scelte fatte con la legge 122/10 in materia di trasferimento della contribuzione da un ente previdenziale all'altro.

Qualcuno si è accorto di cose che ho denunciato in questo sito subito dopo la pubblicazione della legge definendole "demenziali", anche se finora nessuna reazione si è vista da parte delle organizzazioni sindacali.

E' stata presentata in Parlamento una proposta di legge bipartisan da parte degli onorevoli Maria Luisa Gnecchi (PD) e Giuliano Cazzola (PDL) che, se approvata, annullerebbe gli effetti nefasti introdotti da Tremonti, anzi  migliorerebbero anche la situazione precedente.
Non  conosco il testo  della proposta, ma le indicazioni sono chiare nella parte finale dell'articolo che si riporta testualomente:

"Che fare? Attualmente c'è una proposta di legge bipartisan dei deputati Maria Luisa Gnecchi (Pd) e Giuliano Cazzola (Pdl). Se passerà, ha affermato Gnecchi, «si sommeranno semplicemente gli anni di contributi presso le diverse gestioni e ogni gestore erogherà una parte della pensione in relazione ai contributi che ha ricevuto». «Stiamo pensando di sospendere la normativa fino al gennaio 2012, in modo di aver tempo per approvare la nuova legge», ha aggiunto Cazzola.
Il ministro del Lavoro Sacconi ha annunciato la convocazione di un tavolo."

E' auspicabile che la proposta non faccia la fine di tante altre che riempiono gli armadi del parlamento.
Ricordiamo che già nell'agosto 2010 l'onorevole Gnecchi aveva presentato il ddl n. 3693 col quale chiedeva l'abrogazione dei commi dell'art. 12 con cui si sopprimeva la legge 322.
Per il suo parere su quella che io a suo tempo ho definito una nefandezza clicca sul link    http://www.youtube.com/watch?v=CMRIrv8sEJ4  

E' comunque positivo il fatto che Sacconi abbia annunciato la convocazione di un tavolo, ma è da temere la reazione di Tremonti che finora ha bloccato ogni tentativo di intervento diretto a toccare la "sua" legge; d'altronde su una cosa Tremonti ha ragione: gli impegni presi con l'Europa vanno rispettati se non vogliamo fare la fine della Grecia. Un bel rebus.
Ma è lecito anche chiedersi: e i sindacati? Se ci sei, batti un colpo!

 

 

Dal SOLE24ORE di domenica 5 giugno 2011

 

Previdenza. Dopo il cambio di disciplina del luglio scorso Parlamento e Governo si muovono in cerca di una soluzione.

Ricongiunzione a caro prezzo

Per la riunificazione dei contributi il conto può arrivare a 300mila euro

RICONGIUNZIONE

Grazie alla ricongiunzione il lavoratore che è in possesso di più spezzoni assicurativi può unificarli. L'operazione consente di avere una pensione unica. I periodi ricongiunti sono utilizzati come se fossero sempre stati versati nel fondo in cui sono stati unificati e danno quindi diritto a pensione in base ai requisiti previsti dal fondo stesso. Dal luglio 2010 l'operazione non è più gratuita ma è diventata a titolo oneroso (legge 122).

Andrea Carli - Francesco Papa

MILANO

La ricongiunzione alleggerisce il portafoglio del lavoratore, che può arrivare a sborsare anche 300mila euro. Prima della manovra d'estate (legge 122/2010), quella verso l'Inps era gratuita, mentre quelle "fuori dall'Inps" erano a pagamento, salvo casi particolari, quali, per esempio, gli statali (legge 322/58), i fondi elettrici e telefonici, il fondo Volo e altri: in questi casi, infatti, pur essendo fuori dall'ente le ricongiunzioni erano gratuite. Con le nuove regole - introdotte l'anno scorso per impedire che le dipendenti pubbliche potessero spostare gratis i loro contributi dall'Inpdap all'Inps ed evitare in questo modo l'innalzamento dell'età pensionabile - dal 1° luglio 2010 tutte le ricongiunzioni, a prescindere dalla gestione di provenienza e di destinazione, sono diventate a titolo oneroso (si veda anche II Sole 24 Ore del 30 dicembre 2010).

Per rendere l'idea della spesa che si cela dietro l'operazione, basta una simulazione: un dirigente telefonico di 59 anni ha 19 anni di contributi nell'Inps (Ago, assicurazione generale obbligatoria). Ha anche 18 anni di contributi nel Fondo telefonici, soppresso e confluito nell'istituto di previdenza, e tre anni nell'ex Fondo ferrovie, anch'esso passato all'ente. Gli potrebbe convenire la ricongiunzione di tutti i contributi nell'Inps. L'operazione, tuttavia, non sarebbe proprio a costo zero. Facciamo qualche calcolo: il dirigente ha una retribuzione annua di 200mila euro. Se decide di ricongiungere i contributi maturati all'Inps, deve pagare circa 285mila euro. Con questa mossa, consegue un'unica pensione, dell'importo di 170mila euro l'anno. Se invece non optasse per la ricongiunzione ma per la totalizzazione dei contributi, avrebbe tre quote di pensione distinte: una di 35mila dall'Inps, una di circa 10mila euro dal Fondo Ferrovie e circa 80mila dal Fondo telefonici. Il lavoratore, infine, avrebbe una terza possibilità: ricongiungere tutto non nell'Inps ma nel Fondo telefonici. In questa ipotesi, a causa del particolare meccanismo di calcolo (detto della "retribuzione teorica") che si applica per questo Fondo, conseguirebbe un'unica pensione di 135mila euro, pagando però un onere di ricongiunzione di 210mila euro. Il che, se paragonato alla prima ipotesi, quella di ricongiunzione all'Inps, significa 75mila euro in meno da pagare, ma anche 35mila euro di pensione in meno all'anno. In entrambe le ipotesi, il lavoratore potrà scaricare dalle tasse il 43% della somma spesa sostenuta per la ricongiunzione.

Fin qui i numeri. Ci sono poi le storie, quelle reali. I lavoratori travolti dal passaggio dalla ricongiunzione gratuita a quella onerosa denunciano la mancanza di gradualità nell'applicazione del nuovo meccanismo. Un vicolo cieco che produce conseguenze pesanti per chi sta ultimando il proprio percorso lavorativo e non può più ricalibrare le strategie professionali. Stefano da 12 anni è dirigente d'azienda. Il prossimo anno raggiungerà i requisiti per la pensione d'anzianità secondo i criteri Inps (l'ente in cui è confluita la contribuzione ex Inpdai) in regime retributivo. Ha circa 22 anni di contribuzione precedente alla nomina a dirigente, che si trovano all'Enpals. Fino all'entrata in vigore della legge 122, il trasferimento dei contributi tra Enpals e Inps avveniva a titolo gratuito. «Per cui - spiega il dirigente - non avevo ancora richiesto il ricongiungimento ritenendo di farlo con il giusto anticipo rispetto alla richiesta di pensionamento. Il mancato esercizio di quella che era una mia facoltà fino al 30 giugno scorso ha determinato questa conseguenza: con il sistema retributivo e con gli attuali 34 anni circa di anzianità contributiva, dovrei andare in pensione con i criteri Enpals, riscuotendo circa il 28% della mia attuale retribuzione».     

Che fare? Attualmente c'è una proposta di legge bipartisan dei deputati Maria Luisa Gnecchi (Pd) e Giuliano Cazzola (Pdl). Se passerà, ha affermato Gnecchi, «si sommeranno semplicemente gli anni di contributi presso le diverse gestioni e ogni gestore erogherà una parte della pensione in relazione ai contributi che ha ricevuto». «Stiamo pensando di sospendere la normativa fino al gennaio 2012, in modo di aver tempo per approvare la nuova legge», ha aggiunto Cazzola.

Il ministro del Lavoro Sacconi ha annunciato la convocazione di un tavolo.