DIMISSIONI D'UFFICIO AL COMPIMENTO DEI 65 ANNI

Sentenza del TAR Lazio n. 2446/2013

 

27/6/2013

Crolla un altro mito: la famosa circolare n. 2 della Funzione Pubblica, concordata con le amministrazioni interessate e con l'INPDAP.
Era ormai la fonte di riferimento, vera summa teologica, per l'applicazione della riforma Fornero.

Il TAR del Lazio, con la sentenza n. 2446 del 10/1/2013, depositata in data 7/3/2013, ha ribaltato le indicazioni date e finora seguite dalla pubblica amministrazione per quanto riguarda il punto in cui la circolare afferma che chi avesse maturato al 31/12/2011 quota 96 oppure 40 anni di servizio deve essere dimesso d'ufficio al compimento dei 65 anni (secondo la vecchia normativa).

Riportiamo le indicazioni della circolare 2:
Come detto, la nuova disciplina riguarda i requisiti per l'accesso al trattamento; l'art. 24 non ha invece modificato il regime dei limiti di età per la permanenza in servizio, la cui vigenza, anzi, è stata espressamente confermata (comma 4 dell'art. 24). Occorre pertanto chiarire che rimangono vincolanti per tutti i dipendenti i limiti fissati dalla normativa generale (compimento del 65° anno di età in base all'art. 4 del d.P.R. n. 1092 del 1973 per i dipendenti dello Stato e all'art. 12 della 1. n. 70 del 1975 per i dipendenti degli enti pubblici, limiti applicabili in via analogica anche alle altre categorie di dipendenti in mancanza di diversa indicazione normativa) e quelli stabiliti per particolari categorie (ad esempio, compimento del 70° anno di età per i magistrati, gli avvocati e procuratori dello Stato ed i professori ordinari in base rispettivamente all'art. 5 del r.d.lgs. n. 511 del 1946, all'art. 34 del r.d. n. 1611 del 1933 e all'art. 19 del d.p.r. n. 382 del 1980). In base ai principi generali, una volta raggiunto il limite di età ordinamentale l'amministrazione prosegue il rapporto di lavoro o di impiego con il dipendente sino al conseguimento del requisito minimo per il diritto alla pensione (il principio della prosecuzione si desume dall'art. 6, comma 2 bis, del d.l. n. 248 del 2007, convertito in 1. n. 31 del 2008, a proposito del reintegro sul posto di lavoro a seguito di licenziamento). Inoltre, per i dipendenti che hanno maturato il diritto a pensione (diversa da quella di vecchiaia), l'età ordinamentale costituisce il limite non superabile (se non per il trattenimento e per la finestra) in presenza del quale l'amministrazione deve far cessare il rapporto di lavoro o di impiego.

In applicazione di quanto sopra, nella scuola veniva collocato in pensione al termine dell'anno scolastico:
a) chi compiva i 65 anni entro il 31 agosto e aveva maturato al 31/12/2011 la quota 96 oppure i 40 anni di servizio;
b) chi compiva i 65 anni entro il 31 agosto e i nuovi requisiti della riforma Fornero (41+x mesi-42+xmesi) entro il 31 dicembre dello stesso anno.


Vediamo ora cosa dice il dispositivo della sentenza:
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, così provvede:
*Annulla gli atti impugnati del 14 settembre, 24 settembre e 9 ottobre 2012.
*Annulla la circolare n. 2 del 2012 del Dipartimento della funzione pubblica, nella parte in cui essa stabilisce che l’amministrazione dovrà collocare a riposo al compimento del 65° anno di età i dipendenti che nell’anno 2011 erano già in possesso della massima anzianità contributiva, o comunque dei requisiti prescritti per l’accesso ad un trattamento pensionistico diverso dalla pensione di vecchiaia.
*Accerta il diritto del ricorrente a permanere in servizio fino al compimento del 66° anno di età, salvo che il rapporto venga risolto per altra causa.

*Rigetta la domanda di condanna al risarcimento dei danni.
*Compensa le spese.
*Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Viene ora meno la possibilità di procedere come al punto a) di cui sopra.
Ma è da ritenere che di conseguenza venga a cadere anche la possibilità di procedere per quanto riguarda il punto b).

Il testo della sentenza in formato pdf

 

RASSEGNA STAMPA

LA TECNICA DELLA SCUOLA.IT - Nota del 6/7/2013

http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=47045

 

 

IL SOLE24ORE di martedì 25 giugno 2013

Welfare: Il Tar Lazio annulla la circolare 2/2012 della Funzione Pubblica sul recesso d'ufficio per chi ha raggiunto i requisiti per l'assegno

Al lavoro nella Pa anche gli over 65

Per i giudici la riforma favorisce il prolungamento del rapporto di impiego

 

di Fabio Venanzi

La riforma previdenziale nella pubblica amministrazione non può essere utilizzata per mandare in pensione di vecchiaia tutti coloro che hanno raggiunto i 65 anni. Il Tar Lazio ha annullato uno stralcio della circolare 2 del dipartimento della Funzione pubblica nella parte in cui prevede il collocamento a riposo d'ufficio al compimento del 65esimo anno di età nei confronti di quei dipendenti che entro il 2011 erano già in possesso della massima anzianità contributiva, o comunque dei requisiti prescritti per l'accesso a un trattamento pensionistico diverso dalla pensione di vecchiaia. Il contenuto della circolare era stato condiviso con i ministeri del Lavoro, dell'Economia e con lo stesso Inps.

Per meglio comprendere la portata della sentenza 2446/2012 è necessario riepilogare cosa è accaduto con l'entrata in vigore della riforma Monti- Fornero. L'articolo 24 del Dl 201/2011 ha innalzato i requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione di vecchiaia nonché quelli contributivi per l'accesso alla pensione anticipata (ex anzianità) superando il sistema delle quote, delle finestre mobili e prevedendo elevate anzianità contributive (per il 2013 i 41 anni e 5 mesi per le donne, +1 anno per gli uomini). Il comma precisa che i requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore continuano ad applicarsi ai soggetti che maturano i requisiti entro il 2011.

Nel caso in sentenza, il ministero della Giustizia aveva collocato a riposo, per raggiunti limiti di età, un proprio dipendente che già nel 2011 aveva oltre 40 anni di contributi, dando seguito a quanto previsto dalla circolare citata. Il ricorrente sosteneva di poter permanere in servizio fino al raggiungimento del nuovo limite anagrafico per l'accesso alla pensione di vecchiaia (66 anni oltre gli incrementi leati alla speranza di vita).

I giudici amministrativi hanno ritenuto convincenti gli elementi, aderendo all'interpretazione, secondo cui, a domanda, i nuovi requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia trovano applicazione a coloro che alla data del 31 dicembre 2011 avevano maturato i requisiti per la pensione di anzianità, ma non quelli per la pensione di vecchiaia.

La sentenza prosegue affermando che va preferita l'interpretazione normativa che favorisce il prolungamento del rapporto di impiego anziché quella opposta (sostenuta dall'Amministrazione resistente) che invece "anticipa" la risoluzione. La sentenza ammette, altresì, che il comma 14 dell'articolo 24 si presta a essere interpreta­o in entrambi i sensi, e che argomenti decisivi non sono traibili neppure dal comma 3 del citato  articolo che prevede la certificazione del diritto acquisito su istanza del lavoratore. Gli effetti della sentenza, di fatto, inducono le Pubbliche amministrazióni a revocare in autotutela tutti quegli atti di collocamento a riposo per raggiunti limiti di età (di norma 65 anni) nei confronti di quei lavoratori che entro il 2011 hanno comunque maturato un diritto a pensione a qualsiasi titolo.

È da segnalare però che nel dispositivo non viene menzionato il comma 4 che prevede, per gli iscritti alle forme esclusive e sostitutive della medesima, la "incentivazione" del prosegui­mento dell'attività lavorativa - fermi restando i limiti ordinamentali - che nel pubblico impiego sono fìssati al compimento del 65esimo anno di età (arti­colo 4 del Dpr 1092/1973).

Inoltre, l'effetto della sentenza che in prima battuta potrebbe far pensare a una minore spesa pensionistica, tradurrà i propri effetti con un maggior assegno. Infatti, grazie al comma 2, dal 2012, con riferimento alle anzianità contributive maturate a decorrere da tale data, il calcolo della quota di pensione corrispondente a tali anzianità avverrà secondo il metodo di calcolo contributivo.

Motivo per cui, poiché il ri­corrente alla fine del 2011 aveva un'anzianità contributiva superiore a 40 anni, maturerà ulteriori quote di pensione relativamente alle anzianità riferite al periodo gennaio 2012 - marzo 2014, data di cessazione per raggiungimento dei nuovi limiti anagrafici.