TRATTENIMENTI IN SERVIZIO
Circolare n. 2 del 19 febbraio 2015 della Funzione Pubblica

21/2/2015

La circolare del ministro Madia dovrebbe avere lo scopo di fare il punto e quindi fare chiarezza sulle modifiche intervenute in materia di trattenimento in servizio, in particolare dopo il decreto legge n. 90 del 24/6/14 convertito nella legge n. 114 dell'11 agosto 2014.
Prima di questa circolare il punto di riferimento era la circolare n. 2 dell'8/3/2012 della Funzione Pubblica:

 Circolare n. 2/12 della Funzione Pubblica sulla riforma Fornero

La normativa quindi con riferimento alla precedente circolare (strana coincidenza anche allora n. 2) era abbastanza chiara e dopo l'intervento di  agosto l'avevamo  aggiornata in questa scheda del 19/9/14:

 Trattenimento in servizio dopo la legge 114/14


E torniamo alla nuova circolare della Funzione Pubblica del 19 febbraio.
Come sempre

 Testo della circolare n. 2 del 19/2/2015

Facciamo una riflessione su alcuni punti:

1 - Possesso o meno dei requisiti per la pensione di anzianità
Al punto 2.3.1 viene confermato il principio del diritto a restare in servizio fino all'età di 70 anni e 7 mesi (mesi aggiunti  vigenti dal 1/1/2016 per aspettativa di vita) se non si é in possesso dell'anzianità minima per la pensione di vecchiaia (20 anni); ma ribadisce una precisazione importante:  per verificare l'esistenza dell'anzianità minima si tiene conto di tutte le posizioni assicurative unificabili con la totalizzazione oppure col cumulo introdotto dalla legge 228/12, entrambi non onerosi.
Su questo punto effettivamente prima c'erano dei dubbi e adesso dovrebbe essere tutto più chiaro.
Quindi la totalizzazione e il cumulo diventano non scelte a discrezione e valutazione del dipendente, ma scelte obligate. E' un principio nuovo di cui prendiamo atto.

2 - Penalizzazione per pensione anticipata con meno di 62 anni
Viene ribadito che non si può essere dimessi d'ufficio se si incorre nella penalizzazione.
Ma  su questo punto invece di fare chiarezza, aumenta la confusione.
Al punto 3.1 si dice:
Pertanto, a decorrere dall'anno 2014. la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro può trovare applicazione nei confronti dei lavoratori che maturano 42 anni e 6 mesi di anzianità contributiva e compiono 62 anni di età e delle lavoratrici che maturano 41 anni e 6 mesi di anzianità contributiva e compiono 62 anni di età (articolo 24, commi 10 e 12, del decreto-legge n. 201 del 2011, citato; decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 6 dicembre 2011, pubblicato nella Gazzella Ufficiale n. 289 del 13 dicembre 2011 ). salva l'applicazione dei successivi adeguamenti alla speranza di vita su requisito contributivo. Non è più possibile, dunque, procedere in regime ordinario alla risoluzione unilaterale nei confronti dei dipendenti che compiono i 40 anni di anzianità contributiva (tranne che nel caso di ricorso ai pensionamenti in deroga per soprannumero, per i quali continuano ad applicarsi le disposizioni anteriori al decreto-legge n. 201 del 2011 ).

Viene affermato che dal 2014 non si può procedere con le dimissioni d'ufficio per pensione anticipata se il dipendente é di età inferiore ai 62 anni. Anche se non si è soggetti a penalizzazione!!!
La circolare infatti ignora che la legge di stabilità ha soppresso la penalizzazione fino al 31 dicembre 2017, ma ignora anche tutti i casi previsti dalla normativa in cui la penalizzazione non si applica neppure se di età inferiore ai 62 anni.
Secondo la circolare dal 2014 non si può procedere con le dimissioni d'ufficio se il dipendente matura la pensione anticipata ma ha meno di 62 anni.
Si afferma quindi un concetto diverso di quanto detto e fatto finora.

La circolare n. 2 dell'8/3/2012 della Funzione Pubblica ha costituito in questi anni il punto di riferimento per l'applicazione della riforma Fornero. 
Vediamo cosa dice sulla cessazione d'ufficio con requisiti per la pensione anticipata:
"In proposito, poiché la norma sulla pensione anticipata prevede la possibilità di una penalizzazione nel trattamento per i dipendenti che sono in possesso di un'età inferiore a 62 anni, si raccomanda alle amministrazioni di non esercitare la risoluzione nei confronti dei soggetti per i quali potrebbe operare la penalizzazione."
Per quanti soggetti alla penalizzazione, non per quanti hanno meno di 62 anni

Un colpo al cerchio e uno alla botte ...
E' incomprensibile: mentre da una parte in questa circolare si riducono i casi di possibile cessazione d'ufficio, dall'altra pare che il decreto alla firma del ministro della Funzione Pubblica Madia, avente l'obiettivo di far largo ai giovani,  preveda una novità in direzione opposta: la cessazione d'ufficio per chi matura la pensione anticipata diventa obbligatoria non al compimento dei 65 anni (età ordinamentale), ma al compimento di 62 anni. La notizia è da verificare, ma se così fosse la variazione non è cosa da poco:
http://www.orizzontescuola.it/node/4936

 


3 - Ambiguità e contraddizione: "
può" oppure "deve"?
Sempre al punto 3.1 si afferma:
I dipendenti che hanno maturato il requisito di accesso al pensionamento entro il 31 dicembre 2011 rimangono soggetti al regime di accesso al pensionamento previgente (anche in applicazione dell'articolo 2. comma 4, del decreto legge 31 agosto 2013. n. 101). E il caso di coloro che entro tale data hanno maturato la quota 96. Anche dopo la data di entrata in vigore della novella (19 agosto 2014). nei confronti di questi dipendenti l'amministrazione può esercitare il recesso al raggiungimento del limite ordinamentale, nonché al conseguimento del requisito dell'anzianità contributiva di 40 anni di servizio (infatti, la nuova norma non ha abrogato il comma 20 dell'art. 24 del citato decreto legge n. 201 del 2011. che contiene il richiamo all'art. 72. comma 11. del decreto legge n. 112 del 2008 nel testo previgente la recente modifica).

L'ambiguità di questo punto è sconvolgente! Il principio finora affermato e applicato è invece perentorio: chi aveva maturato quota 96 o 40 anni di anzianità entro il 31 dicembre 2011 deve essere dimesso d'ufficio al raggiungimento dell'età ordinamentale (65 anni).
Alla luce di questo, come va interpretata la locuzione "può esercitare" al posto della quale ci saremmo aspettati "deve esercitare".

Vediamo cosa affermava la citata circolare 2/2012 a questo proposito:
"Inoltre, per i dipendenti che hanno maturato il diritto a pensione (diversa da quella di vecchiaia), l'età ordinamentale costituisce il limite non superabile (se non per il trattenimento e per la finestra) in presenza del quale l'amministrazione deve far cessare il rapporto di lavoro o di impiego."
Quindi "l'amministrazione deve"!
(Per il personale della scuola l'età ordinamentale è di 65 anni.)

 

 

4 - Un principio importante
Sempre al punto 3.1, nella parte finale, viene definito un principio molto elastico sulla facoltà dell'amministrazione di valutare in taluni casi se sia opportuno o meno procedere con le dimissioni d'ufficio. Infatti si dice:  l'esercizio della facoltà riconosciuta alle pubbliche amministrazioni  "non necessita di ulteriore motivazione qualora l'amministrazione interessata abbia preventivamente determinato in via generale appositi criteri applicativi con atto generale di organizzazione interna, sottoposto al visto degli organi di controllo". Le amministrazioni pubbliche, con motivazioni di razionalizzazione legati alla propria specificità, possono prevedere con un proprio regolamento ulteriori possibilità di cessazioni d'ufficio.

 


5 - Scatti in itinere e categorie in esubero
La circolare sorvola su punti introdotti da disposizioni precedenti ma, a mio avviso, sempre validi:
Nei casi in cui è facoltà dell'amministrazione valutare se procedere con le cessazioni d'ufficio:

- non si procede se il dipendente nel corso dell'anno scolastico successivo matura uno scatto stipendiale (e gli scatti sono tuttora vigenti)
- la facoltà di valutare se procedere d'ufficio diventa obbligo di procedere con le dimissioni d'ufficio se il dipendente fa parte di categoria in esubero

 

 

In conclusione ...
Considerata la confusione, alimentata da questa circolare a volte contraddittoria e con linguaggio ossessivamente burocratico, proviamo qui a sintetizzare quali restano a nostro avviso i punti fondamentali:
1a - l'amministrazione valuta se procedere o meno nei casi di maturata pensione anticipata (41+10 oppure 42+10) entro il 31 agosto (non il 31 dicembre!); esercita la facoltà con preavviso di 6 mesi;
1b - l'amministrazione valuta se procedere o meno nei casi di requisiti pre-Fornero maturati entro il 31/12/2011; esercita la facoltà con preavviso di 6 mesi;
2a - l'amministrazione ha l'obbligo di procedere con le cessazioni d'ufficio se il dipendente compie entro il 31 agosto 65 anni e ha maturato i requisiti per la pensione anticipata oppure aveva maturato i requisiti pre-Fornero al 31/12/2011;
2b - l'amministrazione ha l'obbligo di procedere con le cessazioni d'ufficio se il dipendente compie entro il 31 agosto 66 anni e 7 mesi ed ha maturato l'anzianità minima (20 anni) anche unificando più posizioni previdenziali con la totalizzazione o il cumulo.
In quest1 cas1 2a e 2b  non vi è obbligo di preavviso e il dipendente non deve rassegnare le dimissioni on line alla scadenza prevista per il personale della scuola. La cessazione d'ufficio è un atto dovuto dell'amministrazione e rende nulla qualsiasi domanda di dimissioni.

Qualora il dipendente non abbia maturato l'anzianità minima prescritta (di norma 20 anni) neppure unificando più posizioni, il rapporto di lavoro deve continuare fino a raggiungere l'anzianità minima, comunque non oltre i 70 anni + i mesi aggiunti per aspettativa di vita (dal 1/1/2016 al 31/12/2018 mesi 7).
Il prolungamento non ha luogo  se, entro i limiti di età previsti,  non si matura comunque l'anzianità minima.