LA CORTE COSTITUZIONALE CON LA SENTENZA n. 173 DEL 5/7/16
 DICHIARA LEGITTIMO IL BLOCCO DELLA PEREQUAZIONE
ALLA LUCE DELLE MODIFICHE APPORTATE DAL DECRETO n. 65/15 

13/10/2016

E' opportuno riprendere un discorso che interessa migliaia di pensionati.
Tutto cominciò con la sentenza n. 70 del 30/4/2015 con cui la Corte Costituzionale dichiarava l'illegittimità del blocco della perequazione del 2012 e 2013 sulle pensioni comprese tra il triplo e il sestuplo del trattamento minimo.

. Con effetto sulle pensioni decorrenti dal 1° gennaio 2012 l'aliquota percentuale della pensione a favore dei superstiti di assicurato e pensionato nell'ambito del regime dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme esclusive o sostitutive di detto regime, nonche' della gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e' ridotta, nei casi in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto ad eta' del medesimo superiori a settanta anni e la differenza di eta' tra i coniugi sia superiore a venti anni, del 10 per cento in ragione di ogni anno di matrimonio con il dante causa mancante rispetto al numero di 10. Nei casi di frazione di anno la predetta riduzione percentuale e' proporzionalmente rideterminata. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano nei casi di presenza di figli di minore eta', studenti, ovvero inabili. Resta fermo il regime di cumulabilita' disciplinato dall'articolo 1, comma 41, della predetta legge n. 335 del 1995.
5. Con effetto sulle pensioni decorrenti dal 1° gennaio 2012 l'aliquota percentuale della pensione a favore dei superstiti di assicurato e pensionato nell'ambito del regime dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme esclusive o sostitutive di detto regime, nonche' della gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e' ridotta, nei casi in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto ad eta' del medesimo superiori a settanta anni e la differenza di eta' tra i coniugi sia superiore a venti anni, del 10 per cento in ragione di ogni anno di matrimonio con il dante causa mancante rispetto al numero di 10. Nei casi di frazione di anno la predetta riduzione percentuale e' proporzionalmente rideterminata. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano nei casi di presenza di figli di minore eta', studenti, ovvero inabili. Resta fermo il regime di cumulabilita' disciplinato dall'articolo 1, comma 41, della predetta legge n. 335 del 
Testo della sentenza n. 70 della Corte Costituzionale del 30/4/2015

Per eseguire la sentenza ma sborsando il meno possibile, il governo Renzi provvide e mitigare quel blocco col decreto n. 65/15 per effetto del quale fu corrisposto ai pensionati incorsi nel blocco un parziale (molto parziale!) rimborso concretizzato nell'agosto 2015.

Testo del decreto legge n. 65 del 21/5/2015

Sull'argomento trovate in questo sito le NEWS del 8/5/15 e 28/7/15. 

Naturalmente il contenzioso non si è chiuso col decreto legge 65/15, infatti in molti tra sindacati e studi legali hanno ripreso la battaglia considerando il provvedimento un raggiro. E lo scorso anno sono successe molte cose, ma finora nulla si è sbloccato.

Ora arriva una nuova sentenza della Corte Costituzionale che getta acqua sul fuoco e riduce al lumicino le speranze dei ricorrenti: la n. 173 del l5 uglio 2016.
La sentenza prende in esame i provvedimenti con cui sono stati apportati tagli alle pensioni di livello alto e alla fine si pronuncia anche sulla questione della perequazione bloccata.
La CC ha respinto la richiesta di non costituzionalità perché ha ravvisato che è venuto meno il blocco integrale che aveva giustificato la sentenza n. 70/15, pertanto dopo l'intervento dell'anno scorso il blocco è stato sostituito da una rimodulazione della percentuale di perequazione automatica che ripristina i criteri di progressività. Quindi nessuna incostituzionalità.

Testo della sentenza della Corte Costituzionale n. 173 del 5/7/16

Sull'argomento trovate in questo sito le NEWS del 8/5/15,  28/7/15.

 

RAGGUAGLI SUI RICORSI IN ATTO

Molti studi legali facenti capo a vari sindacati hanno proposto dei ricorsi. Allo stato attuale è consigliabile di  riflettere bene prima di spendere dei soldi.
La sentenza lascia poche speranze all'esito positivo dei ricorsi, probabilmente l'unica strada percorribile è quella di ricorrere alla Corte Europea per i diritti dell'uomo di Strasburgo.
Infatti in questo momento gli stessi soggetti che hanno proposto i ricorsi propongono una diffida, da presentare entro il 31 dicembre 2016,  onde evitare la prescrizione dei diritti.
Siamo molto scettici sull'utilità di simile iniziativa, ma dal momento che non è onerosa, non ci pare logico sconsigliarla.
Se si è in possesso del PIN, può essere inoltrata andando nella sezione "Ricorsi on line" del sito dell'INPS.
Chi non possiede il PIN può farlo tramite posta elettronica certificata o tramite un sindacato.

 Scarica il fac-simile della diffida da inviare on line all'INPS