CUMULO DEI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI
Comma 195 della legge 232/2016 (legge di bilancio)

19/3/2017
Con la circolare n. 60 del 16/3/17, l'INPS ha fornito chiarimenti per chiedere il cumulo dei contributi secondo le indicazioni contenute nel comma 195 dell'art. 1 della legge di bilancio per il 2017.
Il cumulo era stato introdotto dal comma 239 della legge finanziaria per il 2013 (Legge 228 del 24/12/12), ma era applicabile in pochi casi limitati.
Il comma 195 della legge 232 del 7 dicembre 2016 (Legge di bilancio) lo ha modificato estendendolo,  superando così il capestro costituito dalla legge 29/79 e dall'analoga norma per i professionisti, la legge 45/90.

Per effetto del comma 195, la normativa sul cumulo è così modificata:
Legge 228 del 24/12/2012, art. 1, comma 239:
239. Ferme restando le vigenti disposizioni in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi di cui al decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42, e di ricongiunzione dei periodi assicurativi di cui alla legge 7 febbraio 1979, n. 29, e successive modificazioni, i soggetti iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi, e degli iscritti alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonché agli enti di previdenza di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, che non siano già titolari di trattamento pensionistico presso una delle predette gestioni, hanno facoltà di cumulare i periodi assicurativi non coincidenti al fine del conseguimento di un'unica pensione. La predetta facoltà può essere esercitata per la liquidazione del trattamento pensionistico a condizione che il soggetto interessato abbia i requisiti anagrafici previsti dal comma 6 dell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e il requisito contributivo di cui al comma 7 del medesimo articolo 24, ovvero, indipendentemente dal possesso dei requisiti anagrafici, abbia maturato l'anzianità contributiva prevista dal comma 10 del medesimo articolo 24, adeguata agli incrementi della speranza di vita ai sensi dell'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, nonché per la liquidazione dei trattamenti per inabilità e ai superstiti di assicurato deceduto.

 Apri la circolare INPS n. 60 del 16 marzo 2017


Principali indicazioni contenute nella circolare 
A decorrere dal 1/2/2017 può chiedere il cumulo non oneroso, sommando l'anzianità pensionistica con periodi contributivi giacenti in casse diverse:
1 - chi matura i requisiti per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi) unitamente all'anzianità pensionistica di almeno 20 anni. Non può chiederlo chi è già titolare di pensione; non 'è più il vincolo di non aver  maturato in una delle casse i requisiti minimi di anzianità richiesti.
2 - indipendentemente dall'età, chi matura i requisiti per la pensione anticipata ovvero un'anzianità pensionistica di 42 anni e 10 mesi se uomo, di 41 anni e 10 mesi se donna; chiedendo il cumulo non si può usufruire della facoltà di chiedere pensione e part-time;
3 - chi può chiedere la pensione di inabilità;
4 - gli eredi che chiedono la pensione indiretta.

La possibilità di cumulo riguarda anche la contribuzione all'estero purché siano maturati in Italia i requisiti minimi per l’accesso alla totalizzazione previsti dalla normativa comunitaria (52 settimane) o dalla singole Convenzioni bilaterali.

Con i commi 197 e 198 dell'art. 1, la legge di bilancio prevede la rinuncia a una precedente domanda di totalizzazione, per accedere al trattamento pensionistico usufruendo del cumulo, a patto che il procedimento amministrativo non si sia ancora concluso.
Entro il 1/1/2018 si può rinunciare anche a una domanda di ricongiunzione, a patto che non sia stato già perfezionato il pagamento integrale dell’importo dovuto.
In questi casi si può chiedere il rimborso di quanto eventualmente già versato per la ricongiunzione. Il recesso dalla ricongiunzione si può manifestare in forma esplicita, presentando apposita istanza, oppure attraverso il semplice comportamento omissivo nel pagamento delle rate (interruzione dei pagamenti). La restituzione delle quote di onere di ricongiunzione versate avviene a decorrere dal dodicesimo mese dalla data di richiesta di rimborso, in quattro rate annuali, non maggiorate di interessi.

E' sempre conveniente ricorrere al cumulo piuttosto che alla ricongiunzione onerosa?
Diciamo di no, anche se sono ormai pochi i casi da prendere in considerazione e molto può dipendere dall'onere della ricongiunzione che a volte è piuttosto basso oppure nullo.
Col cumulo il calcolo della pensione avviene col sistema pro-rata, quindi potrebbe essere col metodo contributivo anche laddove ricorrendo alla ricongiunzione si applicherebbe il metodo retributivo.
Ma ciò può essere valutato solo caso per caso e certamente la valutazione non è semplice.
Anche il pagamento della liquidazione potrebbe subire un rinvio: per chi ricorre al cumulo l'attesa è di almeno un anno, oltre i canonici 90 giorni a disposizione dell'INPS per il pagamento.