RIFORMA PENSIONISTICA
QUANTA CONFUSIONE SULLE PROPOSTE PER SUPERARE LA LEGGE FORNERO

 

12/6/2018     

Superare la riforma Fornero, sì ... ma ... però 
Da giorni è cominciata la frenesia delle notizie su quello che farà il Governo per superare la legge Fornero.
Ma dobbiamo prenderle sul serio? No, lasciano il tempo che trovano, tutti fanno proposte e parlano, ma spettiamo prima di trarre la minima conclusione.

I punti di forza su cui spingono Salvini  e Di Maio sono tre:
- la quota 100, ovvero la somma di età e anzianità con dei paletti minimi, probabilmente 64 anni di età;
- la quota 41 ovvero l'anzianità necessaria per andare in pensione indipendentemente dall'età;
- una riformulazione della c. d. opzione donna.

Probabilmente sono queste le linee sulle quali si muoverà il governo, ma sono determinanti i dettagli dell'attuazione, le tante sfumature di grigio sulle quali in questo momento si legge di tutto e di più.
E queste scelte saranno condizionate non certo dalla logica e dalla lungimiranza, ma dal costo e dalla ricerca delle risorse per attuarle.

La riforma Fornero sta per compiere 7 anni. E' stata una legge introdotta in un momento difficile, ma comunque dissennata perché ha prodotto effetti devastanti. Poteva essere diversa, graduale, più soft.
Dopo 7 anni qualcosa è cambiata, ma non se ne tiene conto.
Fra qualche anno tutte le pensioni avranno il calcolo contributivo dal 1/1/96. Chi aveva 17 anni di anzianità al 31/2/95, avrà 40 anni di anzianità al 31/12/2018, e sarà vicino ai requisiti Fornero per la pensione anticipata;  attualmente moltissime pensioni di vecchiaia sono già in regime contributivo dal 96.
Non si può parlare di pensioni future prescindendo da questa considerazione, è un fatto di numeri e non è opinabile, basta saper adoperare un pallottoliere.

La proposta di Alberto Brambilla
Mi ha sorpreso la proposta di Alberto Brambilla che oggi tiene campo: per abbassare i requisiti della Fornero, riducendone i costi almeno del 10%, bisogna introdurre il calcolo contributivo dal 1/1/96 alla cessazione anziché dal 2012 come avviene attualmente.

Vediamo alcune fonti:
https://www.orizzontescuola.it/pensione-41-anni-di-contributi-se-calcolo-avverra-con-metodo-contributivo-si-perdera-il-10/
https://www.informazionefiscale.it/riforma-pensioni-quota-41-ultime-notizie-news

E' evidente che o Brambilla é uno sprovveduto oppure non è stato riportato in modo corretto il suo pensiero.
I favolosi risparmi che si dovrebbero attuare con la proposta riportata sono solo fumo:
1 - chi andrà in pensione con l'ipotetica quota 100 sarà già nel regime contributivo dal 96 perché non poteva aver maturato i 18 anni al 31/12/95;
2 - chi andrà in  pensione con l'ipotetica quota 41 anni (dal 2019 41 anni e 5 mesi), lo farà  già nel regime contributivo dal 96 perché, salvo casi rarissimi, non poteva aver maturato i 18 anni al 31/12/95;
3 - chi andrà in pensione con la nuova ipotetica opzione donna avrà il calcolo contributivo sull'intero periodo lavorativo.

E allora come la mettiamo?
Forse c'é troppa confusione in campo e i media non aiutano certo a sgombrarla.

Le variazioni per l'aumento delle aspettative di vita
E, come ho già avuto occasione di sottolineare, mi pare che non si voglia riflettere invece sul meccanismo perverso dei mesi che si aggiungono per l'aumento delle aspettative di vita.
Il calcolo contributivo ha già un meccanismo che tiene conto del mutare delle aspettative di vita ed è stabilito dalla legge 335/95 ed agisce direttamente sul calcolo della pensione.
Il meccanismo introdotto da Tremonti e confermato dalla Fornero che agisce sull'età o sull'anzianità diventa aggiuntivo, quindi una truffa,  se il calcolo predominante della pensione è quello contributivo.
Ma nessun politico, nessun sindacalista, nessun esperto ne parla. Strano. Stranissimo!

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