RIFORMA PENSIONISTICA
ORMAI SIAMO ALLA FARSA!

      

 

14/11/2018

Abrogheremo la riforma Fornero. E' una promessa fatta agli Italiani e la manterremo!
Se volete farvi un'amara risata, vi invito a vedere il video su youtube con le promesse elettorali di Salvini.

 Promesse elettorali di Salvini che dovevano essere varate il giorno dopo le elezioni...

A questo punto, dopo otto mesi,  quanto partorito dalla montagna in materia previdenziale eccolo qua: il punto di riferimento per quanti vogliono andare in pensione nei prossimi anni resta sempre la riforma Fornero. 
In alternativa, per pochi in possesso dei requisiti,  arriverà, non si sa quando, quota 100; una cosa strana di cui si conoscerà a fine anno, dopo l'approvazione della legge di bilancio, solo la disponibilità di spesa a carico del debito pubblico.

Per il resto non si sa e non si saprà per ora nulla, il resto lo conosceremo con apposito decreto che promettono per gennaio ma a mio avviso lo vedremo solo all'approssimarsi delle elezioni europee.
Il resto! Già, ma cosa vuol dire il resto?

Il resto da definire riguarda:
- innanzitutto i requisiti ed eventuali tipologie di servizio non utilizzabili per la pensione con quota 100;
- la durata perché pare che questa opportunità durerà solo due anni;
- eventuali penalizzazioni per limitare la spesa e renderla compatibile;
- opzione donna oltre a quota 100;
- congelamento nel 2019 dei requisiti Fornero che resterebbero identici al 2018.
Quisquilie, insomma!

E quando avremo questo decreto, qualcuno lo spaccerà per  "abrogazione della Fornero".
Ma la cosa preoccupante è che alcuni milioni di Italiani ci crederanno.

Sulle penalizzazioni in questi giorni i media sparano cifre incredibili.
Discorsi spesso ambigui in cui manca soprattutto la chiarezza.

Cerchiamo quindi di fare chiarezza sul concetto di penalizzazioni, c'é una grande confusione in giro.
SE UNO VA IN PENSIONE CON 38 ANNI DI LAVORO, AVRA' NECESSARIAMENTE UNA PENSIONE INFERIORE  DI QUELLA DI CHI VA CON I REQUISITI FORNERO  E MATURA 43 ANNI DI ANZIANITA'.
Io questo l'ho quantificato con l'applicativo in rete dal 24 ottobre e scaricabile dall'area riservata.
Possiamo verificare che un insegnante di scuola media, con retribuzione in fascia 35,  se va in pensione con 38 anni di lavoro invece di 43 riceve una pensione mensile lorda inferiore di circa 280 euro.
Ma questa non può essere definita penalizzazione; è una rinuncia volontaria ad una fetta di pensione per cessare dal servizio prima.

Circa un mese fa il governo stava mettendo a punto invece un sistema di penalizzazioni vere: la pensione dovuta si doveva decurtare di una percentuale in funzione degli anni mancanti per maturare i requisiti Fornero.
Questa si può definire penalizzazione. Ma si possono definire penalizzazioni anche determinate limitazioni: non poter lavorare dopo la pensione, non poter utilizzare determinati servizi per la pensione con quota 100 ...
Successivo ripensamento del governo: nessuna  penalizzazione.

Sulle penalizzazioni per quota 100 siamo alla farsa: il governo continua ad assicurare che non saranno applicate.
E' invece di ieri la notizia che l'Ufficio Parlamentare di bilancio, che sta valutando la compatibilità con le disponibilità di spesa, le ha quantificate.
A chi credere? Naturalmente lo sapremo solo quando sarà emanato il decreto.
Nel frattempo accontentiamoci del balletto delle notizie, delle smentite, delle contronotizie ... ed incrociamo le dita: io,  speriamo che me la cavo!

Per capire quanto si perde lavorando di meno, ma senza penalizzazioni, è disponibile un foglio di calcolo: Simulazione.xls.

 Apri un foglio di calcolo con la simulazione: quanto si perde lavorando meno anni