SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE
SUI LICENZIAMENTI D'UFFICIO AL COMPIMENTO DEI 65 ANNI.  
Sentenza n. 11008 del 20/5/2020 pubblicata in data 9/6/2020

 


30/6/2020

La sentenza n. 11008 pubblicata in data 9/6/2020 crea molte ambiguità a danno dei pubblici dipendenti sconvolgendo la normativa sui licenziamenti d'ufficio al compimento dei 65 anni.

 Vai al testo della sentenza 

La sentenza è stata emessa valutando la situazione di un medico e la particolarità del contratto che lo legava alla Sanità, ma nel pubblicarla l'associazione di categoria ANAAO fa un commento in cui evidenzia i suoi effetti su tutto il pubblico impiego. Se le cose stanno così, effettivamente le conseguenze potrebbero rivelarsi devastanti e fortemente lesive dei diritti fondamentali dei dipendenti.

Per capire l'effetto vediamo innanzitutto la situazione attuale che tutela il dipendente: 
al compimento del 65° anno, l'amministrazione deve (non può ma deve) licenziare d'ufficio il dipendente SE HA MATURATO I REQUISITI PER LA PENSIONE ANTICIPATA, ovvero 41-42 anni e 10 mesi. A mio avviso nel 2021 potrebbero essere sufficienti i requisiti quota 100, ma non ne sono certo, è da vedere, è una questione di interpretazione della norma.
Senza i requisiti il dipendente non può essere licenziato se non sono evidenti necessità di tutelare l'interesse dell'Amministrazione.
Se la norma vigente, il comma 3 dell'art. 509 del TU 297/94 lasciava ambiguamente più poteri decisionali all'Amministrazione nella valutazione, la circolare della Funzione Pubblica n. 2 del 2012 e la nota n. 15888 del 2013 avevano dato indicazioni più favorevoli al dipendente nel senso del riconoscimento del diritto.

 Circolare della Funzione Pubblica n. 2 del 8/3/2012

 Nota della Funzione Pubblica n. 15888 del 4/4/2013

Cosa dice invece la sentenza:
il dipendente che al compimento dei 65 anni non ha i requisiti per la pensione anticipata deve inoltrare con anticipo di almeno dodici mesi la richiesta di essere mantenuto in servizio fino al raggiungimento di detti requisiti o comunque fino al compimento dell'età necessaria per la pensione di vecchiaia, attualmente 67 anni tondi.
IN MANCANZA DI TALE RICHIESTA, L'AMMINISTRAZIONE AL FINE DI TUTELARE I SUOI INTERESSI, PUO' COMUNQUE LICENZIARLO,  NEL QUAL CASO IL DIPENDENTE DOVRA' ASPETTARE DI MATURARE L'ETA' PER LA PENSIONE DI VECCHIAIA PER OTTENERE LA PENSIONE.

Personalmente abbiamo qualche perplessità su questa interpretazione, comunque il problema non va sottovalutato, soprattutto dai Sindacati della Funzione Pubblica. E se le cose stanno veramente così, deve intervenire il legislatore ripristinando maggiore tutela di chi è sprovvisto dei requisiti per la pensione.
Da anni si susseguono su questo argomento norme e richiami di vecchie norme per cui è evidente una certa ambiguità che permette prese di posizione anche antitetiche.

Nel 2021 gli interessati sono i nati nel 1956 che compiono 65 anni entro il 31 agosto 2021. Il mio consiglio? Innanzitutto verificare se al 31/8/2021 possiedono i requisiti per percepire la pensione.
In caso contrario o di dubbio, presentare subito,  entro il 31 agosto 2020, con almeno 12 mesi di anticipo, la domanda di mantenimento in servizio.  

 Schema di domanda da presentare al dirigente scolastico dagli interessati.

 

 

Nota del 18/8/2020

Questa sentenza ha creato molta apprensione in tante persone che, a mio avviso, non hanno motivo per preoccuparsi.
Riporto alcune riflessioni che sono solo un'opinione personale e quindi vanno lette come tali.

La sentenza è stata pubblica il 9 giugno 2020 è ritengo che non possa essere applicata a persone che compiono o hanno compiuto i 65 anni prima del 9/6/2021.
L'istanza di prolungamento di servizio va presentata 12 mesi prima di compiere i 65 anni.

Per il principio che le sentenze si applicano esclusivamente a chi ha presentato o subito il ricorso, ritengo che la sentenza non possa essere applicata sic et simpliciter ad altri.   A meno che la Funzione Pubblica non la recepisca ed emetta disposizioni sulla sua applicazione chiare ed univoche indicando in quali casi e in che modo si può applicare.
Tra l'altro sembrerebbe che l’amministrazione possa applicarla solo per tutelare i propri interessi, questo limiterebbe i casi a quelli in cui ne trae un vantaggio economico, mi viene in mente il caso del personale in soprannumero.
Senza ulteriori disposizioni applicative, a mio avviso ci sono troppi punti poco chiari per cui la sua applicazione generalizzata scatenerebbe un contenzioso pericoloso per l’amministrazione.
E’ auspicabile un intervento dei Sindacati anche per evitare disorientamento nel personale interessato.

 

Per un approfondimento segnaliamo alcuni siti che riportano la notizia:

Money:      https://www.money.it/pubblica-amministrazione-dipendenti-via-65-anni-cosa-detto-Cassazione

DottNet:    https://www.dottnet.it/articolo/31192/cassazione-per-lavorare-fino-a-67-anni-occorre-una-richiesta/

Sole24Ore:  https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/sentenze/2020-06-15/cassazione-possibile-pensione-65-anni-medici-rischio-esodo-112028.php?uuid=AD7U9uX

e  la scheda del prof. Boninsegna molto approfondita:
 https://www.snalsverona.it/portal/attachments/article/2534/RICHIESTA%20PERMANENZA%20SERVIZIO%20PER%20SENTENZA%20CORTE%20CASSAZIONE.pdf