24/1/2013

INTERPRETAZIONI DELLA NORMA NON CONDIVISIBILI

Per chi ha voglia di documentarsi, facciamo il punto su alcuni casi eclatanti di soprusi dei tecnici dell'INPDAP.

2008
Prima dell'entrata in vigore delle quote per determinare i requisiti per la pensione di anzianità, l'INPDAP dà le indicazioni operative con la circolare n. 7 del 13/5/2008. E per la prima volta introduce l'abrogazione dell'arrotondamento:
Verificata la sussistenza di detti requisiti minimi, concorrono alla determinazione della quota prevista per l’anno considerato sia i mesi che le frazioni di essi; la sommatoria di questi dati deve raggiungere la quota prevista per l’anno considerato senza operare alcun arrotondamento.
Nessuna norma dà indicazioni in questo senso, l'anzianità pensionistica viene calcolata con arrotondamento per eccesso o per difetto quando si calcola la pensione, ma non si arrotonda per maturare la quota.
Interpretazione perlomeno discutibile.
Ribadita e chiarita dal MIUR con la nota n. 19313 del 21/12/2009:
I requisiti anagrafici e contributivi MINIMI per l’anno 2010 sono almeno 59 anni di età anagrafica e almeno 35 anni di contributi e devono essere pienamente
raggiunti senza operare alcuna forma di arrotondamento.

2009
Non so se è un lapsus del MIUR o dietro c'é l'INPDAP , ma l'indicazione non è  stata corretta.
Nella nota n- 19313 del 21/12/2009 si legge:
Il personale scolastico femminile  a tempo indeterminato che entro il 31/12/2010 compie 61 anni di età (a condizione che il requisito minimo contributivo sia comunque maturato entro il 31/8/2010) matura il diritto alla pensione di vecchiaia.
E' proprio una stecca contenuta in una nota che doveva dare chiarimenti su ciò che non era chiaro nella circolare sui pensionamenti!
E' risaputo che ai fini delle dimissioni volontarie i requisiti del personale della scuola si maturano entro il 31 dicembre, mentre si devono maturare entro il 31 agosto solo nei casi di dimissioni d'ufficio.
Ma al MIUR sono occorsi due anni per rettificare; infatti nella circolare sui pensionamenti 2012, la n. 23 del 12/3/2012 si legge:
I requisiti utili per la pensione di vecchiaia sono di 65 anni di età per gli uomini e 61 di età per le donne,  con almeno 20 anni di contribuzione. (15 per chi è in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1992, ai sensi dell’art. 2 c. 3 lett, C del D.lgs n. 503 del 30/12/92) se posseduti entro la data del 31 dicembre 2011.
Meglio tardi che mai!

2010
Legge n. 122 del 30/7/2010, art. 12, comma 10 . Viene introdotta la quota B della buonuscita con il calcolo da eseguire secondo quanto previsto dal Codice Civile per il TFR.  Ma all'INPDAP bbasta una circolare per stravolgere la legge: la percentuale della retribuzione resta quella del vecchio calcolo: 80% (e non il 100% come previsto dal Codice Civile per il TFR). Giuridicamente insostenibile:  nessuno è intervenuto.
Adesso il problema è caduto perché, per non dover restituire la trattenuta del 2,50%, il comma 10 è stato abrogato dalla legge di stabilità.

2010
Legge n. 122 del 30/7/2010, art. 12, comma dal 12-septies al 12-undecies.  Viene abrogata la legge 322/78 e resa molto onerosa la ricongiunzione dei contributi dall'INPDAP all'INPS. Viene inserita nella legge in extremis alla metà di luglio, non era presente nel decreto legge di maggio.
E' il più sciagurato provvedimento previdenziale che si ricordi ed è imputabile ai ministri Tremonti e Sacconi. Ma dietro il sipario c'è l'INPDAP.
Sono preoccupati per la fuga dall'INPDAP delle donne del pubblico impiego alle quali è stata innalzata l'età per la pensione di vecchiaia, come imposto dall'Europa,  e chiedono un argine. Ma il provvedimento non solo fa lo sgambetto alle donne del pubblico impiego, ma ha effetti devastanti su quanti si preparavano a fare un trasferimento di contributi all'INPS, da sempre non oneroso, e da quel momento si sentono chiedere cifre esorbitanti.
Si sono mossi alcuni parlamentari, per prima  l'on. Gnecchi  del Pd, seguita a ruota dal  senatore Giuliano Cazzola del Pdl, presidente della Commissione Istruzione;  la giornalista Rai Gabanelli ha dedicato un feroce servizio su Report, tutti hanno gridato allo scandalo. 
Da parte sindacale finora sonno profondo.
Nonostante fosse un'operazione al massacro e molto scorretta, solo dopo tre anni, con la legge di stabilità, è scattato un provvedimento che risolve solo i casi più gravi.

2011
Era sorto un contenzioso nei confronti dell'INPDAP: i pensionati cessati prima del 1/1/95 che compiono i 65 anni avrebbero diritto ad una perequazione più elevata,
L'INPDAP nega questa richiesta con un'interpretazione restrittiva della norma. Da ciò il contenzioso.
La stragrande maggioranza delle sentenze è stata a favore dei ricorrenti.
Ma i dirigenti dell'INPDAP hanno chiesto al Governo di intervenire con una norma di interpretazione autentica che ponesse fine al contenzioso nel modo peggiore, legittimando la sua interpretazione. Un furto!
E Tremonti li ha subito accontentati: col decreto legge n. 98 del 6/7/2011 l'interpretazione autentica è arrivata, stravolgendo una legge chiara e limpida che solo l'INPDAP interpretava, ma non aveva bisogno di interpreti. E così i giudici sono stati messi a tacere. E molti l'hanno presa in saccoccia.


2012 
Opzione contributiva! E' stata introdotta dal comma 9 dell'art. 1 della legge 243/04.
9. In via sperimentale, fino al 31 dicembre 2015, è confermata la possibilità di conseguire il diritto all'accesso al trattamento pensionistico di anzianità, in presenza di un'anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni e di un'età pari o superiore a 57 anni per le lavoratrici dipendenti e a 58 anni per le lavoratrici autonome, nei confronti delle lavoratrici che optano per una liquidazione del trattamento medesimo secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 180. Entro il 31 dicembre 2015 il Governo verifica i risultati della predetta sperimentazione, al fine di una sua eventuale prosecuzione. 

Salvo reiterazione, decade nel 2015. Entro il 31 dicembre bisogna acquisire il diritto maturando i requisiti di età e di anzianità indicati dopo.
Non si dice "bisogna poter cessare dal servizio entro il 31 dicembre".
Ma il comma 21 dell'art. 1 del decreto legge n. 138 del 13/8/2011 ha introdotto la finestra di uscita spostando la  cessazione al 1° settembre dell'anno successivo a quello in cui si maturano i requisiti.
L'INPS con la circolare n. 35 del 14/3/2012 e l'INPDAP con la circolare n. 37 del 14/3/2012 hanno interpretato il tutto in modo allucinante: l'introduzione della finestra non fa conseguire il diritto all'accesso al trattamento pensionistico entro il 31/12/2015 a chi compie nello stesso anno i 57 anni + 3 mesi di età e matura i 35 anni di anzianità.
Si considera il diritto all'accesso non conseguito. Assurdo:  la finestra non modifica la data in cui si maturano i requisiti, non modifica la data in cui si acquisisce il diritto, modifica la data in cui un diritto maturato permette l'accesso al trattamento.
E' inequivocabile: 
a) il diritto all'accesso si acquisisce nel momento in cui si possiedono entrambi i requisiti previsti dalla legge;
b) l'accesso al trattamento pensionistico è possibile dopo che è trascorso il tempo di attesa previsto dalla normativa sulle finestre
Sono convintissimo che un ricorso su questo punto sia per l'INPDAP perdente; ma considerati i tempi dei ricorsi, la sentenza favorevole si rivelerebbe una vittoria di Pirro, per evitarlo chi incorre in questa situazione e non vuole vedersi negare il diritto,  il ricorso lo deve presentare subito.

Circolare INPDAP n. 37 del 14/3/2012, punto 6, comma 2:
2) lavoratrici che accedono al pensionamento in virtù di quanto disposto dall’articolo 1, comma 9 della legge n. 243/2004, ossia che conseguono il diritto all’accesso al trattamento pensionistico di anzianità, in presenza di un'anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni e di un'età pari o superiore a 57 anni (requisito anagrafico da adeguarsi, a partire dal 1° gennaio 2013, agli incrementi della speranza di vita) optando per la liquidazione del trattamento medesimo secondo le regole di calcolo del sistema contributivo (disposizione prevista, in via sperimentale, solo per pensioni solo per pensioni decorrenti entro il 31 dicembre 2015).

 

 

Cos'é una norma di interpretazione autentica.
Dovrebbe essere uno strumento di garanzia quando la mancata chiarezza fa nascere discriminazioni: un giudice dà ragione a un ricorrente, un altro giudice dà torto a un secondo ricorrente. Eppure il motivo del ricorrere era lo stesso.
Dai poteri forti è stato trasformato in uno strumento vessatorio e arrogante. Tra il lupo e l'agnello vince sempre il lupo.
Aggravante: inoltre la norma non rappresenta una nuova legge che modifica quella vecchia.
Modifica il significato di quella vecchia, per cui è retroattiva! Un motivo in più per considerarla ignobile.

Per capirci esaminiamo un caso in cui fu applicata per delinquere senza poter essere puniti:
a) nel 1999 il personale scolastico ausiliario alle dipendenze degli Enti Locali fu trasferito nello Stato con decorrenza 1/1/2000.
b) fu indicato nel decreto in modo vago ma chiaro il criterio per l'inquadramento nel nuovo ruolo
c) con le circolari applicative e semplificative il criterio venne stravolto recando un sensibile danno al personale interessato
d) furono avviati una serie di ricorsi e tutti i giudici diedero ragione ai ricorrenti: l'interpretazione dell'amministrazione era quindi un sopruso
e) tutti i destinatari delle sentenze ebbero un aumento dello stipendio e gli arretrati
f) fu emanata dal Governo la norma di interpretazione autentica: il significato della legge non era quello letto da centinaia di giudici.
g) le sentenze furono annullate per la retroattività
h) a tutti coloro che avevano beneficiato di una sentenza fu abbassato lo stipendio e dovettero restituire gli arretrati percepiti
i) Il governo che lo fatto era presieduto da quel signore dal sorriso accattivante che continua a vantarsi di "non mettere le mani nelle tasche degli italiani".

Più ladri di così!