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STORIE DI ORDINARIA BUROCRAZIA ...

In questa sezione del sito intendiamo evidenziare quei casi piuttosto frequenti in cui la burocrazia crea problemi al cittadino.
Naturalmente la nostra lente sarà puntata sulla sfera attinente il personale delle scuola e le pensioni.

 5/2/16 Corte dei Conti: Incredibile, paradossale, inaccettabile decisione

 1/10/15 La famiglia INPS é cresciuta, l'INPDAP è stato soppresso! Ma no, é solo una balla ...

 1/5/15 Chi salverà il cittadino indifeso dall'arroganza della pubblica amministrazione?

 1/9/14 L'autocertificazione alla Pubblica Amministrazione

 1/9/14 Comunicazione dei Provveditorati della determina riscatto

 

 

 

settembre 2014 


L'AUTOCERTIFICAZIONE ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

La legge n. 183 del 28/11/2012 ha modificato gli articoli 40, 43 e 72 del DPR 445/2000 riguardante l'autocertificazione. Vai al testo modificato
Da allora cosa é cambiato?
Nei rapporti con gli uffici pubblici e i gestori di pubblici servizi, i certificati sono sempre sostituiti dalle autocertificazioni.
Le amministrazioni e i gestori di pubblici servizi non possono più accettarli, né richiederli. Le amministrazioni che chiedono o accettano certificati dai cittadini violano i doveri d'ufficio.
Naturalmente sono previste delle deroghe sulle quali sorvoliamo.
L'autocertificazione, dobbiamo sottolineare, è soggetta a sanzioni penali soprattutto quando contiene dichiarazioni false col chiaro proposito di trarre dei vantaggi, per cui l'amministrazione può avviare d'ufficio degli accertamenti sulla veridicità di quanto dichiarato.
Lo scopo di questa norma é lodevole: risparmio di tempo al cittadino e all'Amministrazione che dovrebbe rilasciare i certificati.
Quindi snellimento della burocrazia. E infatti i suoi effetti sono stati molto positivi.

Ma nel caso che stiamo per esaminare si rivela piuttosto nefasta: mi riferisco ai certificati di servizio che il personale della scuola deve adoperare in molti casi che vanno da un semplice riscatto ad una ricostruzione di carriera o, per finire, all'accesso alla pensione.
Il mondo della scuola presenta delle anomalie di cui il legislatore spesso si dimentica, una di queste è il precariato.
Questo comporta che sia frequente il caso di personale che abbia un certificato di servizio preruolo costituito da numerosissime pagine che elencano le numerose supplenze temporanee accumulate: 100-150 servizi, molte spesso di un solo giorno.
Impossibile compilare l'autocertificazione senza documentazione.
E l'unica documentazione affidabile è appunto il certificato di servizio.

Alcune scuole, per venire incontro alle difficoltà cui va incontro chi deve presentare l'autocertificazione, dispongono di programmi informatici che permettono di stampare l'autocertificazione, simile al certificato di servizio, per cui al personale non resta che firmare, mettere la data e consegnare.

Purtroppo questa procedura, messa in atto a fin di bene,  espone la persona ad un gravissimo rischio!
L'esperienza dimostra che i certificati di servizio spesso contengono errori, il più frequente riguarda l'errata trascrizione di qualche data:
una supplenza di tre mesi 1/1/2014 - 31/3/2014 può diventare per un errore abbastanza frequente di 5 mesi 1/1/2014 - 31/5/2014.
E un'autocertificazione con un simile errore potrebbe procurare seri danni se non si può dimostrare che l'errore non é stato fatto a fini di dolo.

Come proteggersi dal rischio di autocertificazione non veritiera passibile di sanzioni penali
Le scuole possono rilasciare, a richiesta, il certificato di servizio apponendo in calce la scritta: Il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi".
Salvo pochi casi, va apposta anche la marca da bollo da 16 euro.
Quando la scuola rilascia un'autocertificazione del servizio (e rendiamo atto che é un servizio utilissimo non dovuto), bisogna farsi rilasciare anche un certificato di servizio e bisogna controllare che l'autocertificazione sia conforme a questo certificato.
Il possesso di questo documento ci permette, in caso di problemi, che quanto di non veritiero dichiarato con l'autocertificazione non è dovuto a dolo, ma ad un errore commesso da chi ha certificato i servizi.

 

settembre 2014 

DETERMINE DI RISCATTO EMANATE DAGLI UFFICI SCOLASTICI PROVINCIALI

La questione é nota e in altre occasioni ho trattato questa situazione.
Le domande di riscatto presentate prima del 1° settembre 2000 sono di competenza degli Uffici Scolastici Provinciali (ex Provveditorati), dove é attivo fino ad esaurimento degli arretrati un Ufficio Riscatti.
L'aspetto tragico é che le previsioni sull'esistenza di questo ufficio sono di molti anni, dal momento che, vuoi per mancanza di personale, vuoi perché nessuno fra quanti dovrebbero farlo interviene, gli uffici smaltiscono essenzialmente le domande di chi va in pensione. (Vedi nota sull'argomento in questo sito) 
Dovremo aspettare che vadano in pensione quanti hanno presentato la domanda nel 2000? Spero proprio di no!

Il problema sul quale mi voglio soffermare é semplicemente kafkiano.
Quando arriva la comunicazione di un riscatto in cui a volte si chiedono somme cospicue che nel caso di riscatti laurea spesso superano i 30 mila euro, la prima domanda che il destinatario si pone é: mi conviene?
Gli uffici che mandano questa comunicazione dovrebbero sapere che é molto complesso fare questa valutazione: bisogna mettere a fuoco tutta la situazione previdenziale della persona e, se riesci a farlo in tempi brevi, cosa spesso impossibile, la scelta va fatta comunque al buio perché si può ragionare sulla normativa di oggi, ma è impossibile sapere cosa cambierà nei prossimi 15-20 anni, fino a quando la persona interessata dovrà andare in pensione.
Quindi bisogna incrociare le dita e buttarsi, sperando di azzeccare.

Nonostante questo, l'Ufficio Riscatti diventa irriverente, dopo aver tenuto nel cassetto la domanda per circa 15/20 anni, invia una comunicazione che inizia così:

TRASMISSIONE AI SENSI DEL D.P.R. 351/98 DEL PROVVEDIMENTO

Proprio così, 5 giorni!
E' quanto prescritto dal comma 4 dell'art. 2 del DPR 351/98.

Questa comunicazione, tenuto conto dei tempi biblici in cui è stata immobile la pratica, diventa irriverente.
Anche perché, incredibile ma vero, nelle determine di riscatto ai sensi del DPR 1092/73  emesse dall'INPDAP si danno 90 giorni di tempo per l'accettazione.
Saprete bene che le domande di riscatto presentate dopo il 31/8/2000 sono di competenza dell'INPDAP e non dei provveditorati.
Non so se il comma 4 dell'art. 2 del DPR 351/98 sia stato superato da qualche norma successiva ignorata dall'amministrazione scolastica, ma certamente la cosa è sorprendente.
Comunque sia trovare una soluzione al problema rispettosa dei diritti degli utenti non costa nulla, solo un pizzico di buona volontà.


maggio 2015

CHI SALVERA' L'INDIFESO CITTADINO DALL'ARROGANZA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE?

La storia è molto kafkiana, ma autentica.
La maestra ha compiuto 65 anni nella primavera del 2014. Avendo un'anzianità pensionistica non florida,  ha chiesto ed ottenuto il prolungamento di servizio di due anni.
A giugno, grazie allo scellerato decreto legge n. 90 del 24/6/2014, viene annullato il provvedimento di concessione del prolungamento di due anni e a luglio le viene comunicato dall'amministrazione scolastica che sarà collocata in pensione d'ufficio a partire dal 1/9/2014.

Per 3 mesi si ritrova senza stipendio e senza pensione: la ragioneria provinciale non paga lo stipendio perché non è più in servizio, l'INPS ex INPDAP non corrisponde la pensione perché la burocrazia ha tempi tecnici incomprensibili ma ineludibili per mettere in pagamento la pensione.
Ma finalmente dopo tre mesi la pensione arriva e la pensionata può riprendere a mangiare.

Essendo venuta a conoscenza del probabile licenziamento con l'uscita del decreto, non sono stati rispettati i sei mesi di preavviso, per cui chiede a norma di legge l'indennizzo per mancato preavviso. L'amministrazione scolastica ha risposto che nei casi di cessazione d'ufficio non è previsto tale indennizzo.
Quanta lungimiranza: è evidente che se si è licenziati per aver compiuto i 65 anni, non occorre alcun preavviso, basta un pallottoliere.
Ma se si è licenziati per l'emanazione di un decreto legge, è evidente che la ratio della legge cambia.
Risposta dell'amministrazione: se vuoi l'indennizzo, vai da un legale e fai causa all'amministrazione.

Ma non è finita qui.
E l'INPDAP  si rifiuta di corrispondere la buonuscita entro 105 giorni come previsto dalla legge e dalle circolari dello stesso ente per chi ha maturato la pensione di vecchiaia nel 2011 (per le donne 61 anni e almeno 20 di contributi).
Se vuole giustizia, anche se previsto dalle circolari del ministero e dell'INPDAP,  deve rivolgersi al legale.
E per finire la beffa: sul decreto di pensione l'INPDAP annota: cessata dal servizio per dimissioni volontarie.
La richiesta di modificare la causale della cessazione è stata respinta.
Addirittura il funzionario INPDAP, dimostrando superficialità incredibile, risponde alla sua richiesta dopo il sollecito di una risposta scritta:
... si comunica che questo ufficio non può procedere alla rettifica del del provvedimento di pensione nella parte riguardante il motivo della cessazione. Infatti per le liquidazioni delle pensioni non esiste la causale "cessazioni d'ufficio" ma solo vecchiaia, anzianità, inabilità. (...)
Quindi rassegniamoci: secondo i brillanti funzionari la maestra è stata licenziata perché ha rassegnato le dimissioni volontarie.
Invece la pensione di anzianità, soppressa dalla Fornero e sostituita dalla pensione anticipata, è stata resuscitata, per l'INPDAP esiste ancora!

 

ottobre 2015

 

L'INPDAP E' MORTO?
Ma no! Il suo fantasma vaga dispettoso sulla testa dei pubblici dipendenti

Da pochi anni l'INPDAP è stato assorbito dall'INPS portando nel colosso previdenziale la gestione dei pubblici dipendenti.
Decisioni che prima venivano prese da alti funzionari che conoscevano la natura, i problemi e la normativa dei dipendenti pubblici, ora sono prese da alti funzionari non qualificati allo scopo.
Per il resto cosa é effettivamente cambiato? Nella sostanza nulla, la mostruosa architettura delle vecchie norme è rimasta intatta.
Il personale dell'ex INPDAP continua ad operare come prima, ma nelle sedi INPS.
Soluzione gattopardesca: si deve cambiare perché tutto possa restare come prima.
La normativa attinente il pubblico impiego, differente da quello dei dipendenti privati, è ancora tutta lì.
Semmai le cose per l'utente si sono complicate: prima se leggevi una circolare INPDAP sapevi che le indicazioni contenute riguardavano il pubblico impiego; ora quando leggi una circolare dell'INPS devi essere molto accorto per capire se le indicazioni riguardano solo i pubblici, solo i privati oppure entrambi.
Tutto invariato in materia di trasferimento dei contributi.
L'iniqua ed elevata "tassa" della ricongiunzione onerosa per trasferire la contribuzione dall'INPS dipendenti pubblici all'INPS dipendenti privati o viceversa è rimasta immutata.
L'irrazionale situazione per cui il datore di lavoro privato versa all'INPS ogni mese entro la scadenza stabilita i contributi previdenziali mentre il datore di lavoro Stato non versa nulla,  ma deve poi finanziare l'ente previdenziale,  continua a restare invariata, creando squilibri e discriminazioni.

 

 

5/2/2016


INCREDIBILE, PARADOSSALE, SCONCERTANTE DECISIONE DELLA CORTE DEI CONTI
Si impone al preside di licenziare un insegnante precario per una multa presa 11 anni fa

La questione non riguarda le pensioni, ma come tacere davanti a tanta ingiustizia?
La cosa lascia di stucco, talmente è paradossale.
Pertanto prima di andare avanti vi invito a leggere fino in fondo la notizia dal Corriere on line di giovedì 4 febbraio 2016.  Clicca qui

La notizia è tragica perché riguarda un padre di famiglia, ma ha un aspetto ancora più tragico se riflettiamo sul fatto che riguarda il licenziamento di una persona che in fondo un lavoro non lo ha. Il precariato rappresenta già un sopruso commesso da chi le persone dovrebbe tutelarle, lo Stato, un comportamento incivile contro il quale i sindacati della scuola sono riusciti a fare ben poco, ma resta pur sempre una forma di schiavismo di stato.

Detto questo, veniamo alla Corte dei Conti.
Questo organismo costa al cittadino fior di quattrini. E' composto da alti magistrati, ben pagati,  che hanno il compito di vigilare sull'uso del pubblico denaro ed intervenire per impedire irregolarità e sperperi.
Sono oberati di lavoro e a volte bisogna aspettare anni per ricevere giustizia.
Eppure trovano il tempo (e ne sarà occorso tanto) per questioni come questa.
A parte il fatto che c'è da chiedersi (ma non lo sapremo mai!) chi ha ritenuto che il caso del docente dovesse essere sottoposto a tanto illuminante parere.

I giudici hanno punito il fatto che il docente abbia dichiarato il falso affermando di non avere avuto condanne, ignorando l'evidente buona fede avvalorata dal fatto che l'aver omesso di dichiarare una questione assolutamente insignificante e vecchia di anni non gli avesse procurato alcun vantaggio.
Le false dichiarazioni sono perseguibili quando c'é dolo, se è evidente che la persona ha mentito con consapevolezza allo scopo di procurarsi vantaggi altrimenti non dovuti. 
E i fatti sembrano dire proprio il contrario.
Perché una cosa deve essere chiara: se i fatti riportati dal  Corriere sono esatti (e non si vede perché non lo siano), siamo di fronte a comportamenti sconcertanti e incomprensibili.
E' auspicabile che il docente sia sostenuto e aiutato a presentare un ricorso e che in tempi brevi gli sia riconosciuto il torto subito e un adeguato risarcimento.

In un paese in cui lo sperpero di pubblico denaro è all'ordine del giorno e rimane sempre impunito, un vitalizio ai potenti non si nega mai, non si riesce a punire il pubblico dipendente pescato e fotografato al mare mentre risulta al lavoro (e l'elenco potrebbe continuare ...), se mentre siete in giro vi scappa, trattenetela, per carità trattenetela, non immaginate cosa potrebbe altrimenti capitarvi.