LEGGE DI STABILITA' 2015 E PENSIONI

23/12/2014
La legge di stabilità n. 190 del 23/12/2014 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 29/12/2014. Entra in vigore dal 1/1/2015.

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E' composta da un solo articolo con 735 commi.
Due gli aspetti di interesse generale riguardanti le pensioni:

1) a partire dal 1 gennaio 2015 abrogazione della penalizzazione già prevista per coloro che maturano la pensione anticipata e cessano dal servizio con un'età inferiore a 62 anni; la salvaguardia si applica a quanti maturano la pensione anticipata entro il 31/12/2017.
Comma 113 -  Con effetto sui trattamenti pensionistici decorrenti dal 1º gennaio 2015, il secondo periodo del comma 2-quater dell'articolo 6 del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: «Le disposizioni di cui all'articolo 24, comma 10, terzo e quarto periodo, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, in materia di riduzione percentuale dei trattamenti pensionistici, non trovano applicazione limitatamente ai soggetti che maturano il previsto requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017».
Aspettiamo ora le circolari applicative per capire come si debba interpretare il punto in cui si dice "Con effetto sui trattamenti pensionistici decorrenti dal 1º gennaio 2015...". 
Per quanto possa apparire assurdo, la lettura lascia intendere che coloro che sono cessati prima del 1/1/2015 (tra il 1/1/2012 e il 31/12/2014), non sono compresi nel beneficio e continueranno a subire la trattenuta. 
Con un'interpretazione un po' forzata potrebbe essere inteso invece nel senso che la trattenuta sarà abrogata anche per loro dal 1/1/2015,  ma non verrà restituito quanto trattenuto fino a tale data.
Solo l'assurdità della prima interpretazione ci fa prendere in considerazione la seconda.

2) riliquidazione delle pensioni a partire dalla data di entrata in vigore della legge di stabilità, limitando gli anni utili al calcolo applicando la normativa vigente prima della riforma Fornero (commi 707 e 708 già commi 61 e 62)
Per il punto 2 (vedi sotto nota del 4/12/14), temo proprio che dovremo assistere ad un lungo e logorante contenzioso.

 

4/12/2014
La legge di stabilità 2015 è stata approvata alla Camera e sta per essere approvata al Senato.
Contiene anche provvedimenti che riguardano le pensioni e meritano la nostra attenzione.
Un emendamento prevede l'abrogazione fino al 31/12/2017 della penalizzazione sulle pensioni anticipate, ma non è retroattiva, ne beneficeranno i pensionati dal 1/1/2015 al 31/12/2017.
 La penalizzazione era stata introdotta dalla legge Fornero per quanti andavano in pensione con meno di 62 anni di età. Una punizione nei confronti di chi aveva cominciato a lavorare da giovane, un reato da punire considerato che oggi, grazie anche alla signora Fornero,  si comincia a lavorare stabilmente verso i 40 anni, se va bene.

Ma andando in direzione opposta, una grave punizione viene inflitta dalla stessa legge di stabilità a molti pensionandi e pensionati, soprattutto a chi aveva maturato i 40 anni nel 2011 ed è rimasto in servizio.
La legge Fornero chiaramente prevedeva che il calcolo fino al 2011 sarebbe stato retributivo, quindi col limite di 40 anni di servizio tipico di questo calcolo.
Ma dal 1/1/2012 sarebbe stato introdotto il calcolo contributivo, anche per coloro che avevano maturato i requisiti al 31/12/2011 ma restavano in servizio.
Ed era detto in modo chiaro ed inequivocabile:

Andiamo ora a vedere cosa dicono i commi 707 e 708 della legge di stabilità se, come è prevedibile, passerà al Senato senza che siano modificati:

707. All'articolo 24, comma 2, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In ogni caso, l'importo complessivo del trattamento pensionistico non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l'applicazione delle regole di calcolo vigenti prima della data di entrata in vigore del presente decreto computando, ai fini della determinazione della misura del trattamento, l'anzianità contributiva necessaria per il conseguimento del diritto alla prestazione, integrata da quella eventualmente maturata fra la data di conseguimento del diritto e la data di decorrenza del primo periodo utile per la corresponsione della prestazione stessa.».

708. Il limite di cui al comma 61 si applica ai trattamenti pensionistici, ivi compresi quelli già liquidati alla data di entrata in vigore della presente legge, con effetto a decorrere dalla medesima data. Resta in ogni caso fermo il termine di ventiquattro mesi di cui al primo periodo del comma 2 dell'articolo 3 del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, e successive modificazioni, per la liquidazione dei trattamenti di fine servizio, comunque denominati, per i lavoratori che accedono al pensionamento a età inferiore a quella corrispondente ai limiti di età, con esclusione delle cause di cessazione di cui al comma 5 del medesimo articolo 3.

Pertanto il comma 2 dell'art. 24 che era così:
2. A decorrere dal 1° gennaio 2012, con riferimento alle anzianità contributive maturate a decorrere da tale data, la quota di pensione corrispondente a tali anzianità è calcolata secondo il sistema contributivo.

Ora diventa così:
2. A decorrere dal 1° gennaio 2012, con riferimento alle anzianità contributive maturate a decorrere da tale data, la quota di pensione corrispondente a tali anzianità è calcolata secondo il sistema contributivo. In ogni caso, l'importo complessivo del trattamento pensionistico non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l'applicazione delle regole di calcolo vigenti prima della data di entrata in vigore del presente decreto computando, ai fini della determinazione della misura del trattamento, l'anzianità contributiva necessaria per il conseguimento del diritto alla prestazione, integrata da quella eventualmente maturata fra la data di conseguimento del diritto e la data di decorrenza del primo periodo utile per la corresponsione della pensione stessa.

Pare che questo provvedimento si sia reso opportuno per impedire agli alti funzionari di trarre enormi vantaggi nel calcolo della pensione agendo sulla leva della varie indennità di cui godono. Ma come al solito si spara alla lepre e si colpisce il cacciatore.

Alcuni siti hanno dato la notizia, ma non sono abbastanza chiari sulle conseguenze.
A mio avviso, seppur con la dovuta prudenza, va interpretata nel senso che vi illustro con alcuni esempi:

1 - Docente che al 31/8/2015 matura 42 anni e 4 mesi e cessa dal servizio al 31/8/2015
     Può utilizzare per il calcolo della pensione l'anzianità maturata al 31/8/2015, quindi non subisce alcun danno. Non è toccato dal provvedimento.

2 - Docente donna che ha maturato 41 anni e 8 mesi al 31/8/2014, ma non è stata dimessa d'ufficio dall'Amministrazione (è facoltativo) e quindi  andrà in pensione nel 2016,  avendo allora deciso di restare in servizio in quanto, secondo la legge vigente, avrebbe incrementato la pensione.
     La pensione verrà calcolata solo con l'anzianità maturata al 31/8/2014, data alla quale avrebbe potuto cessare dal servizio.

3 - Docente che al 31/12/2011 aveva maturato i requisiti vigenti prima della riforma Fornero (vecchiaia oppure quota 96 oppure 40 anni di servizio), ma non è andato in pensione al 31/8/2011 ed é rimasto  in servizio per incrementare la pensione.
    L'anzianità utile per il calcolo non può essere superiore a 40 anni.  E se vogliamo essere rigidi nell'interpretazione, non può superare quella maturata al 31/8/2011, data del possibile accesso al pensionamento.

La ciliegina infine la troviamo al comma 708: devono essere ricalcolate con la penalizzazione le pensioni di quanti sono già cessati dal servizio in questi anni tra il 1/1/2012 e il 31/12/2014.

Comunque al momento non tutto è chiaro, se i due commi passeranno senza modifiche, dovremo attendere le circolari applicative per fare chiarezza del tutto.
MA E' EVIDENTE CHE SI SCATENERA' IL CONTENZIOSO. E LA PALLA PASSERA' AI GIUDICI.
E fortemente scorretto  cambiare le regole del gioco a metà partita.
Lo aveva fatto Letta col decreto sullo scatto 2013 che aveva scatenato il pandemonio e costretto il governo a togliere la retroattività.
Ma il lupo perde il pelo, non il vizio.
Di questo passo un bella mattina ci sveglieremo e apprenderemo che le pensioni sono state dimezzate con decorrenza 1 gennaio 2000.
Voi ridete? Io comincerei a preoccuparmi!