COME RISOLVERE A COSTO ZERO UN ANNOSO PROBLEMA

 CHE DA SEMPRE PROCURA GRAVI DISAGI


28/11/2011

Premessa
Nei prossimi tre anni i pensionati della scuola, per effetto della manovra economica, si conteranno col contagocce: salvo casi rari, solo coloro che avevano i requisiti al 31/12/2011 e potevano già cessare dal servizio al 1/9/2011. Ne deriva che gli uffici  pensionistici dei provveditorati non avranno la mole di lavoro per i pensionamenti che li vedeva impegnati ogni anno da febbraio a luglio, ma solo poche pratiche da sbrigare.
La cosa non ci rende affatto felici, ma è  un’occasione da non perdere per ovviare ad una situazione di disfunzioni e disservizi che gravano pesantemente sul personale della scuola.

 
Il problema
Il personale della scuola lascia il servizio senza essere in possesso delle certificazioni attestanti la sua anzianità pensionistica, presenta le dimissioni molto spesso sulla presunta anzianità non definibile per la mancanza della documentazione necessaria.
Il decreto  attestante lo status del dipendente viene emesso dall’ufficio pensioni di norma nei mesi di giugno/luglio a dimissioni in corso.

Il 90% delle domande di computo, di riscatto e di ricongiunzione legge 29, anche vecchie di 30 anni, giace nei fascicoli dei Provveditorati e attende la cessazione dal servizio per essere tirato fuori.
E tutto ciò viene aggravato dal fatto che a partire dal 1/9/2000 queste stesse pratiche sono di competenza dell’INPDAP, per cui sono moltissimi i casi in cui un dipendente ha presentato domande ad entrambi (esempio: domanda di computo al Provveditorato presentata prima del 2000,  domanda di ricongiunzione legge 29 presentata dopo il 2000 e quindi all’INPDAP).

L’assurdo è che in questi casi l’INPDAP non può procedere per quanto di sua competenza se istanze presentate in precedenza ai Provveditorati non sono state evase.

Sono sempre più frequenti i casi di personale che presenta le dimissioni col beneficio del dubbio perché non  è in grado di determinare la sua esatta anzianità pensionistica.
Ma quel che è peggio in molti casi deve dimettersi senza poter conoscere gli oneri a cui deve far fronte  poi, spesso il massimo risultato che può ottenere è:
-          dal provveditorato un lapidario: non si preoccupi, la domanda l’ha fatta da anni per cui il pagamento dell’onere è conveniente;
-          dall’INPDAP un’alzata di spalle: non possiamo procedere perché il Provveditorato  non ha provveduto ad evadere le domande precedentemente presentate.
Da anni ci tocca assistere spesso a situazioni che definire vergognose è poco.

  Per fortuna c’è da pochi anni una norma di salvaguardia  che impone all’ufficio pensionistico del Provveditorato di avvisare entro il 31 marzo quanti credevano di essere in possesso dei requisiti, ma si sono sbagliati, allo scopo di ritirare le dimissioni.
Questo se da una parte rassicura i dubbiosi, dall’altra crea parecchi problemi:
1)      fa gravare sulle spalle del personale dei provveditorati una pesante responsabilità perché sarebbe grave procedere con le dimissioni di un dipendente  e accorgersi  solo poi che non ha diritto alla pensione, specialmente nel caso dei docenti,  la cui cattedra nel frattempo è stata assegnata ad altri; aggiungiamo che spesso per definire la situazione devono contattare gli enti previdenziali INPS e INPDAP.
2)      spesso per disguidi o complicazioni, dai provveditorati arrivano inviti a ritirare le dimissioni a personale che invece i requisiti, seppure per poco, li ha; è immaginabile in questi casi lo sgomento della persona, il gran da fare di chi ritiene di essere in regola, il tutto da risolvere in tempi stretti, anzi strettissimi; per esperienza diretta posso confermare che in parecchi casi la soluzione positiva è stata possibile grazie al nostro intervento.

  La stessa situazione di incertezza hanno vissuto in questi anni in molti casi i capi di istituto al momento di applicare l’art. 72 del decreto  legge 112/08: dimissioni d’ufficio per maturato quarantennio.
Da una parte la paura di incappare nell’omissione di atti d’ufficio, dall’altra la valutazione della documentazione. Quale?  Molti non sapevano che l’unica documentazione valida è appunto il decreto che solo l’Ufficio Pensioni del Provveditorato può emettere e che in mancanza di questo la delibera di cessazione d’ufficio poteva essere impugnata.


La soluzione
Poiché, come dicevo in premessa, gli uffici pensionistici dei Provveditorati avranno pochissimi pensionamenti e quindi pochissimo lavoro. Un’occasione da non perdere per anticipare di un anno i lavori che abitualmente svolgevano da febbraio a luglio.
Possiamo porre fine ad una situazione  di stressante lavoro per il personale dei Provveditorati, possiamo porre fine ad una situazione di disagio che umilia il personale della scuola.
Il tutto a costo zero. Si chiede agli uffici  dei Provveditorati responsabili dei riscatti solo di attuare entro ottobre/novembre quello che, senza il comma 21 e il rinvio dei pensionamenti, avrebbero dovuto fare entro luglio.

 
Proposte operative
L'esperienza trentennale di consulenza e le vicissitudini delle persone incappate in questi problemi che ho dovuto assistere e consigliare in tantissime occasioni, mi suggeriscono le linee di intervento e le indicazioni che il MIUR dovrebbe impartire agli uffici riscatti dei provveditorati:

a)    nei primissimi giorni dell'anno

b)    entro il 30 giugno 2012 evadere prioritariamente le pratiche di quanti hanno presentato anche all’INPDAP istanze della stessa natura che dovranno essere successivamente evase dall’istituto

c)     entro il 31 ottobre 2012 evadere tutte le altre pratiche e permettere a chi deve andare in pensione di avere la certificazione della sua situazione  al fine di poter rassegnare le dimissioni a gennaio in tutta tranquillità.

Naturalmente la stessa tempistica dovrà essere seguita nei prossimi anni.
E' un invito che faccio alle Organizzazioni Sindacali affinché promuovano l'iniziativa presso il  MIUR.
E' A COSTO ZERO.